Un momento di confronto concreto sulle politiche di inclusione rivolte alle comunità Romanì. Si è tenuto ieri mattina, nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza” di Foggia, il convegno “Il coraggio dell’incontro”, promosso dall’Ambito Territoriale Sociale (ATS) del capoluogo dauno.
Al centro dell’iniziativa, le strategie per favorire l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, con particolare attenzione ai temi dell’istruzione, dell’identità culturale e del lavoro di rete tra istituzioni e servizi.
Il progetto da 1,8 milioni per l’inclusione
Cuore dell’incontro è stato il progetto dedicato a bambine, bambini e adolescenti Romanì, attivo a Foggia dal luglio 2025 e finanziato con circa 1,8 milioni di euro dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito del Piano Nazionale Inclusione 2021-2027.
Ad aprire i lavori sono stati l’assessore alla pubblica istruzione Domenico Di Molfetta e l’assessora al welfare Simona Mendolicchio, che hanno portato il saluto dell’amministrazione comunale.
A entrare nel merito del percorso progettuale sono stati la dirigente dell’Area 4 del Comune Serafina Croce e i referenti dell’ATS Viviana Velluto e Alessio Pittari, che hanno illustrato le attività avviate sul territorio.
Il contributo di università ed esperti
Durante il convegno è emerso anche il contributo accademico di Francesca Bassi, dell’Università di Foggia, che ha approfondito le dinamiche educative e i percorsi di inclusione scolastica.
Uno sguardo storico è stato invece offerto da Antonio Vannella, che ha ripercorso quarant’anni di presenza della comunità Rom a Foggia, evidenziando una condizione di precarietà che si protrae nel tempo.
Dall’esperienza nazionale sono arrivati gli interventi di Gilberto Scali e Senada Ramovsky, dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, con esempi concreti di progettazione e testimonianze dirette di esclusione sociale.
I pilastri dell’inclusione
La seconda parte dell’incontro ha avuto un taglio formativo, con la sessione “I pilastri del riscatto” guidata da Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Musli Alievski. Al centro, il ruolo fondamentale di scuola, lingua e mediazione interculturale nei processi di integrazione.
Dal confronto è emersa una linea condivisa: senza una rete territoriale stabile tra istituzioni, sistema scolastico e servizi sociali, i risultati rischiano di restare limitati.
“Relazioni al centro del cambiamento”
“I risultati di questo progetto non si misurano in cifre, ma nella qualità delle relazioni che riusciamo a costruire ogni giorno”, ha sottolineato Simona Mendolicchio, evidenziando l’importanza di un lavoro basato su ascolto, presenza e fiducia.
Dello stesso tenore le parole di Serafina Croce, che ha richiamato il valore dell’alterità come elemento fondante della relazione professionale e la necessità di evitare ogni forma di banalizzazione.
Il convegno ha rappresentato non solo un momento di restituzione del lavoro svolto, ma anche un passaggio operativo verso un modello più strutturato di inclusione, capace di coinvolgere l’intera comunità.











