Non solo immagini e testimonianze. È soprattutto l’audio degli istanti precedenti all’omicidio del personal trainer, Dino Carta a orientare il lavoro degli inquirenti. Una registrazione che, tra voci sovrapposte e frammenti ancora da decifrare, potrebbe contenere la chiave per risalire al movente e all’identità del killer.
Le indagini si concentrano in particolare su una frase: “Capisci, se cambi idea ti ammazzo”. Parole che, secondo gli investigatori, potrebbero delineare un contesto di tensione già esistente tra vittima e assassino e che saranno oggetto di una perizia fonica approfondita.
L’audio tra sovrapposizioni e voci estranee
Le ultime analisi confermano che nella registrazione non tutte le voci sono direttamente collegate al delitto. Alcuni frammenti, infatti, apparterrebbero a condomini presenti nella zona al momento degli spari, mentre altre frasi sarebbero state pronunciate proprio da killer e vittima.
Un intreccio sonoro complesso, che rende indispensabile un’analisi tecnica. Non a caso il procuratore Enrico Infante ha già stigmatizzato la diffusione dell’audio da parte di una trasmissione televisiva, sottolineando come “servono perizie foniche” per attribuire con certezza le voci e contestualizzare le frasi.
Tra i passaggi più rilevanti, oltre alla minaccia iniziale, anche altri scambi che sembrano descrivere un confronto diretto: “Mi ammazzi mo?”, “Questo è un messaggio, è…”, “Ma che fai, eh! Mi spari, oh?”. Poi i quattro colpi e una frase finale che lascia aperti interrogativi. Una persona sembra dire: “No, non ti vengo a disturbare più, te lo giuro”, ma non è chiaro se sia realmente questa l’espressione utilizzata. Soprattutto la parola “disturbare” non emergerebbe in modo nitido.
La fuga non nel silenzio
Intanto prende forma anche la dinamica della fuga. Il killer, secondo quanto ricostruito, si sarebbe allontanato in bici elettrica attraversando vie tutt’altro che deserte. Dopo aver sparato in via Caracciolo, avrebbe imboccato via D’Azeglio per giungere su viale Ofanto dinanzi allo stadio Zaccheria. Poi avrebbe continuato la corsa verso la periferia, si sospetta nell’area dell’ospedale, tra via Martiri di via Fani e via Napoli.
In via D’Azeglio una telecamera lo avrebbe ripreso mentre sbandava, forse accorgendosi di aver perso il caricatore dell’arma, poi ritrovato a terra. Un passante lo avrebbe notato, mentre un’auto transitava nella zona subito dopo gli spari. Erano quasi le 22, un orario che esclude l’ipotesi di un’azione nel totale isolamento. “Chi sa, parli”, l’appello al TG1 di Sara Traisci, moglie della vittima.
La pista del 2023
Resta sullo sfondo, ma sempre in maniera rilevante, la pista che porta al 2023. La morte di un 39enne pregiudicato precipitato da un balcone in via Caracciolo 7, la stessa palazzina in cui viveva Dino Carta, continua a rappresentare uno snodo investigativo cruciale.
Il giovane uomo sarebbe caduto forse sotto effetto di sostanze. Da quel momento, come anticipato da l’Immediato e ripreso dalla tv nazionale, alcuni familiari avrebbero maturato sospetti o attribuito responsabilità a Carta.
Non è chiaro cosa sia accaduto quel giorno. Tra le ipotesi, quella di una fuga precipitosa dal balcone. Nel tempo, inoltre, sarebbero comparsi sui social messaggi criptici da parte di parenti dell’uomo, ora al vaglio degli investigatori. Una linea investigativa che resta tra le più battute.
Il calendario degli accertamenti e il corteo
Le prossime ore saranno decisive anche sul piano tecnico. Domani è prevista l’autopsia sul corpo della vittima, mentre martedì verranno effettuati gli esami dattiloscopici sul caricatore della pistola recuperato sulla scena.
Mercoledì, invece, dovrebbero svolgersi i funerali nella chiesa del Santissimo Salvatore, lo stesso luogo in cui Dino Carta aveva sposato la moglie Sara nel 2024.
Sempre domani, alle ore 20, è previsto un corteo, organizzato dal mondo del fitness cittadino, che partirà da via Caracciolo per arrivare alla chiesa delle Colonne, dove la vittima svolgeva il servizio di ministrante dopo essersi avvicinato alla comunità religiosa negli ultimi anni.
Indagini aperte su più fronti
Il lavoro degli inquirenti prosegue incrociando elementi diversi: immagini di videosorveglianza, testimonianze, tracce materiali e, soprattutto, quell’audio che potrebbe rivelarsi decisivo.
La frase “se cambi idea ti ammazzo” resta al centro dell’attenzione. Da lì potrebbe emergere non solo l’identità di chi ha sparato, ma anche il perché di un delitto che, sempre più, sembra avere radici nel passato.











