Un appello forte, carico di dolore ma anche di consapevolezza. Dopo l’omicidio di Dino Carta, ucciso a 42 anni sotto casa in via Caracciolo, arriva la riflessione pubblica di Alfredo Traiano, nipote di Francesco Traiano, assassinato durante una rapina a Foggia nel 2020 nel suo bar “Gocce di caffè”.
Parole che attraversano il lutto personale e si allargano alla città, chiamata ancora una volta a fare i conti con la violenza.
“Dino non meritava questo destino”
“Le strade della nostra città sono state ancora una volta macchiate di sangue innocente”, scrive Traiano, sottolineando come la morte di Carta rappresenti una ferita collettiva.
Nel suo intervento emerge il ritratto di un uomo profondamente legato ai valori e alla spiritualità: “Dino non meritava che fosse un uomo a decidere il suo destino, bensì Dio, a cui era particolarmente devoto”.
Un ricordo che si intreccia con quello di chi ha conosciuto la vittima, descritta come una persona capace di lasciare un segno autentico nella vita degli altri.
“Chi ha sbagliato si costituisca”
L’appello è diretto e senza ambiguità. “Mi auguro che chi ha commesso questo omicidio si costituisca. Lo faccia per sé stesso, non per Dino”.
Un invito ad assumersi le proprie responsabilità, mentre il peso delle conseguenze – sottolinea – resterà comunque indelebile: “È già un condannato, costretto a convivere ogni notte con i propri incubi”.
Il dolore delle famiglie e il peso della memoria
Traiano richiama l’attenzione anche sulle vittime indirette della violenza, a partire dai figli di Dino Carta: “Piangeranno ogni notte la sua assenza, mentre chi ha sparato rivivrà per sempre l’ultimo sguardo”.
Un passaggio che restituisce tutta la drammaticità di un omicidio che, come spesso accade, travolge intere famiglie e lascia segni profondi nel tempo.
“Serve una reazione collettiva”
Nel suo intervento, Traiano invita la città a non limitarsi all’indignazione del momento: “La disapprovazione non deve emergere solo ora, ma ogni giorno”.
Un richiamo a una responsabilità condivisa, che va oltre le indagini e i processi: “La giustizia non si compie solo nelle aule di tribunale, ma anche attraverso una reale volontà di cambiamento”.
Il ricordo che resta
Nel finale, il messaggio si fa ancora più personale e simbolico: “Dino non morirà, vivrà nel ricordo di chi lo ha conosciuto. Anche in un solo istante che riaffiora nella memoria”.
Parole che restituiscono il senso più profondo di una comunità colpita, ancora una volta, da una tragedia che chiede verità, giustizia e una presa di coscienza collettiva.











