San Severo non dimentica. A 37 anni dal disastro ferroviario del 3 aprile 1989, la città ha ricordato una delle pagine più drammatiche della sua storia con una cerimonia solenne ma sobria, in concomitanza con i riti del Venerdì Santo.
Alle 16.12 di quel giorno, il treno 12472 proveniente da Bari deragliò all’interno della stazione ferroviaria, distruggendo gran parte dell’ala sud del fabbricato e terminando la sua corsa nei pressi del piazzale antistante. Un impatto violento che lasciò sotto le macerie otto vittime e sconvolse l’intera comunità.
La tragedia che scosse la città
Lo schianto, improvviso e devastante, segnò profondamente San Severo. Le immagini di quel disastro fecero rapidamente il giro del mondo, restituendo la dimensione di una tragedia che colpì non solo la città ma l’intero territorio.
A perdere la vita furono lavoratori ferroviari e cittadini: Nicola Carafa, Ciro Vasciarelli, Giovanni D’Anello, Antonio Ognissanti, Claudio Padalino, Domenico Iannitti, Michele Capotosto e Luciano Accettulli.
La cerimonia alla stazione ferroviaria
Anche quest’anno il Comune ha organizzato la commemorazione con la deposizione di una corona di alloro al cippo dedicato alle vittime, da quest’anno collocato all’interno della stazione ferroviaria.
Alla cerimonia hanno partecipato le autorità civili e militari, rappresentanti del mondo associativo, i familiari delle vittime e numerosi cittadini. Dopo un breve raduno nel piazzale antistante la stazione, un corteo si è diretto verso il cippo commemorativo, dove si è svolto il momento di raccoglimento.
Il ricordo e le parole della sindaca
A prendere la parola è stata la sindaca Lidya Colangelo, che ha ricordato il dolore di quel giorno ma anche la forza della comunità sanseverese nel reagire alla tragedia.
Un ricordo che si rinnova ogni anno, nel segno della memoria e della solidarietà, per non dimenticare le vittime e mantenere viva la coscienza collettiva di quanto accaduto.
San Severo si è stretta ancora una volta attorno a quella ferita mai completamente rimarginata, trasformando il dolore in memoria condivisa.















