Nuovo passaggio in aula nel processo “Game Over”, che vede imputati 19 foggiani e cerignolani, tra cui il boss Rocco Moretti detto “il porco”, capo del clan omonimo e Antonio Salvatore detto “Lascia Lascia”, esponente del clan Sinesi-Francavilla. Al centro del dibattimento, oltre al traffico e spaccio di cocaina, anche una contestazione di estorsione aggravata dalla mafiosità che riguarda il solo Salvatore.
Le dichiarazioni del teste a discarico
A deporre è stato il primo teste a discarico citato dalla difesa, fratello del presunto debitore indicato dall’accusa. In aula ha fornito una versione che contrasta con la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia.
Il testimone ha dichiarato di conoscere Salvatore solo di vista e di non aver mai avuto rapporti con lui. Ha inoltre spiegato di aver venduto la propria Fiat 500 per 3.500 euro a una concessionaria, negando di aver subito minacce o pressioni per cederla.
Una testimonianza che la difesa ritiene centrale per dimostrare l’estraneità dell’imputato rispetto all’episodio contestato.
L’accusa: estorsione per un debito di droga
Secondo la Dda, tra ottobre e novembre 2017 Salvatore avrebbe costretto un uomo a cedere gratuitamente l’auto per saldare un debito di cocaina di circa 8mila euro contratto dal fratello, poi scomparso per timore di ritorsioni.
L’impianto accusatorio si basa in particolare su alcune intercettazioni. Tra queste, una conversazione in cui Alessandro Aprile detto “Schiattamurt” del clan Sinesi-Francavilla, minaccia il debitore: “ti sto dicendo che entro sabato mi devi dare tutti i soldi, né uno di meno né uno di più. Se no ti sfascio le corna”.
In un’altra intercettazione, due interlocutori farebbero riferimento proprio alla Fiat 500: “quello che gli hanno tolto la macchina al fratello”, aggiungendo poi: “Antonio adesso gli ha tolto la macchina”. Per l’accusa, l’Antonio citato sarebbe Salvatore.
A rafforzare questa tesi anche un controllo avvenuto il 28 novembre 2017, quando Salvatore fu fermato in via Natola a bordo della stessa auto insieme a un altro soggetto, successivamente ucciso in un agguato.
La strategia della difesa
Gli avvocati di Salvatore puntano a dimostrare che non vi sono elementi concreti per attribuire al loro assistito l’eventuale estorsione, anche qualora si ritenesse provata.
Per questo motivo sono stati citati diversi testimoni a discarico. La madre del presunto debitore, inizialmente indicata, non è stata ascoltata perché risultava solo intestataria dell’auto.
Nel corso dell’udienza si sono avvalsi della facoltà di non rispondere lo stesso Alessandro Aprile e Francesco Tizzano, entrambi già condannati a 20 anni di reclusione a Bari nel processo celebrato con rito abbreviato.
Il procedimento in corso, iniziato a dicembre 2023, riguarda il presunto accordo tra i clan della “Società” per imporre il monopolio dello spaccio di cocaina a Foggia. Un’inchiesta che ha già portato alla condanna, tra primo e secondo grado, di oltre 50 imputati che avevano scelto il rito abbreviato.
I 19 imputati
A processo con rito ordinario 19 persone: oltre a Rocco Moretti e Antonio Salvatore ci sono Francesco Battiante, Nicola Cannone, Francesco Carretta, Ciro Carretta, Francesco Compierchio, Michele Consalvo, Vincenzo Fratepietro, Rocco Moretti junior (nipote di Rocco), Pasquale Portante, Francesco Roma, Antonio Spiritoso, Giuseppe Spiritoso, Pasquale Vacca, Ciro Albanese, Bruno Carella, Filippo Ciavarella, Antonio Valentino.











