Ciascuno di noi è il risultato della propria storia e degli eventi che hanno generato chi siamo oggi. Per me, e per la mia città, uno di questi accadimenti ha il nome di Francesco Marcone, di cui oggi ricorre il 31° anniversario della sua uccisione.
Ho un ricordo confuso, di quel 31 marzo 1995. Avevo appena compiuto dieci anni, ma conservo memoria di come in città si dicesse: “Hanno ammazzato Marcone”. Quel nome veniva pronunciato distrattamente, velocemente, a voce bassa, in modo sfuggente.
Ecco: Foggia non ha ancora ricucito lo strappo generatosi quel giorno. La città continua ancora a sfuggire rispetto a quella parte della sua storia. Ma Foggia non potrà rialzarsi finché non sanerà la frattura tra chi ha servito lo Stato ed è stato tradito, istituzioni talvolta troppo distratte e una cittadinanza rimasta a lungo, troppo a lungo, silente.
Lo so, fa male sentirselo dire. È scomodo. Specie per chi nel 1995 non c’era ancora e oggi ne paga inconsapevolmente il prezzo. Qualcuno dirà: “Ma anche altre città hanno le loro vittime”. A chi pensa questo, voglio parlare direttamente: non funziona così. Non si può indicare qualcun altro per assolvere se stessi. Non è così che si fa pace con la propria identità. Foggia è stata colpita al cuore il giorno in cui hanno ucciso Franco, e risorgerà solo quando saprà ricucire quella ferita. Ricordare e rigenerare sono l’unica strada; dimenticare e “tirare a campare” ci condannerà a un’eterna sconfitta.
Ma come si rigenera una città?
Con Daniela Marcone, figlia di Franco, ci diciamo spesso che l’azione anticorruzione di Libera contro le mafie, a cui aderiamo entrambi, è intrecciata a doppio filo con le storie delle vittime della corruzione. È il nostro modo di dire “mai più”. È l’impegno per costruire un mondo in cui chi segnala il malaffare e si espone non sia lasciato solo, ma venga protetto dalla comunità e dal sistema pubblico. È il nostro modo di fare trasparenza per illuminare quegli angoli di buio in cui la corruzione prolifera.
E forse non è un caso che io, Leonardo, nato a Foggia e che ancora amo dirmi foggiano nonostante abbia trascorso più dei miei 41 anni fuori dalla città che dentro essa, sia il referente di Libera per il settore “Common – Comunità Monitoranti”, che si occupa specificamente di fare trasparenza e vigilanza civica dal basso.
Anzi, mi considero ancora orgogliosamente, profondamente foggiano. Foggiano come Franco. Foggiano come Daniela. Foggiano come chi vuole ricucire e resistere. E allora Forza, Foggia!. Che non sia solo un incitamento calcistico (sebbene, in questo momento, lo accogliamo pure con questa doppia valenza).
Forza, foggiane e foggiani. Ricuciamo insieme.











