Non solo affari, estorsioni e traffici legati al lusso. Nell’inchiesta sul Patek Philippe da 160mila euro emergono anche i retroscena più profondi della criminalità organizzata foggiana, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, che ricostruisce equilibri, alleanze e vecchie guerre di mafia.
Barbaro dentro il clan e il legame con i Sinesi
Secondo quanto riferito dal pentito, Daniele Barbaro è da tempo inserito nei circuiti mafiosi del territorio, legato alla batteria Sinesi-Francavilla. Un’appartenenza che affonda le radici negli anni passati e che trova conferma anche nelle più recenti vicende investigative.
“È un ex ragazzo mio… faceva parte della mia batteria”, racconta Francavilla agli inquirenti, collocando Barbaro all’interno della stessa compagine criminale già a metà degli anni 2010.
Prima ancora, però, il suo percorso sarebbe stato vicino a Francesco Sinesi, figura storica del clan, figlio del boss Roberto, a dimostrazione di una continuità nei rapporti interni alle organizzazioni mafiose foggiane.
Il tentato omicidio di Pasquale Moretti
Tra i passaggi più rilevanti delle dichiarazioni, emerge il riferimento a un episodio chiave delle guerre di mafia: il tentato omicidio di Pasquale Moretti, figlio del boss Rocco Moretti, figura centrale della batteria Moretti-Lanza-Pellegrino.
Secondo il racconto del pentito, l’azione sarebbe stata eseguita proprio su mandato di Francesco Sinesi: “mi ha raccontato… che era stato lui l’esecutore materiale… per conto di Francesco Sinesi”.
Barbaro venne condannato, quando era ancora minorenne, con sentenza passata in giudicato alla pena di undici anni di reclusione, per il delitto di associazione mafiosa, in qualità di partecipe e appartenente alla batteria Sinesi-Francavilla, e di concorso nel tentato omicidio di Vincenzo Pellegrino “Capantica”, storico braccio destro di Rocco Moretti, graziato dalla pistola inceppata.
Un episodio che si inserisce nel più ampio contesto della faida tra clan foggiani, dove alleanze familiari e rapporti personali giocano un ruolo decisivo. Francavilla ricostruisce anche il contesto: Moretti e Sinesi erano legati da vincoli familiari, essendo sposati con due sorelle, ma ciò non avrebbe impedito lo scontro armato.
“Quando scendeva da questa festa lo dovevano sparare”, riferisce il collaboratore, descrivendo la pianificazione dell’agguato.

Le dinamiche della guerra tra clan
Il tentato omicidio, risalente al 2007-2008, rappresenta uno dei momenti più significativi della guerra tra i gruppi criminali foggiani. Pasquale Moretti riuscì a sfuggire all’agguato, evitando così conseguenze letali.
Alla domanda su cosa accadde dopo, Francavilla chiarisce: “il gruppo Moretti si organizzò per cercare a Francesco Sinesi… non l’hanno mai preso”.
Una spirale di violenza che avrebbe poi portato ad altri episodi di sangue inseriti nello stesso filone di scontri tra le batterie.
Barbaro e i racconti dal carcere
Un elemento centrale è rappresentato dal fatto che queste informazioni sarebbero state apprese direttamente da Barbaro durante una detenzione comune nel carcere di Bari.
“Io questo me lo racconta direttamente Daniele Barbaro nel carcere di Bari”, afferma Francavilla, indicando un rapporto diretto e fiduciario tra i due.
Non solo: Barbaro avrebbe più volte manifestato anche propositi di vendetta nei confronti di altri esponenti criminali, tra cui Leonardo “il vavoso” Gesualdo, ritenuto responsabile della morte dello zio Alessandro Scrocco.
Le nuove leve e la nascita di una “squadretta”
Le dichiarazioni del pentito si spingono fino agli anni più recenti, descrivendo la formazione di nuovi gruppi criminali. In particolare, viene citata una “squadretta” composta da giovani affiliati come Ciro Spinelli e Ivan Narciso, nata – secondo Francavilla – con l’obiettivo di rafforzare il controllo sul territorio.
“Si erano fatti una squadretta… per prendersi Foggia”, racconta. Un elemento che si collega direttamente all’inchiesta sul Patek, dove proprio Spinelli compare tra gli esecutori dell’agguato armato.
Un quadro che va oltre il singolo episodio
Le dichiarazioni di Francavilla, incrociate con le intercettazioni, restituiscono un quadro complesso: il caso dell’orologio di lusso non è un episodio isolato, ma si inserisce in una rete criminale strutturata, fatta di rapporti storici, vendette e nuovi equilibri.
Dalle guerre di mafia del passato fino alle dinamiche più recenti, emerge una continuità inquietante: gli stessi nomi, le stesse famiglie e una nuova generazione pronta a raccoglierne l’eredità.











