“Oh, uccidili a tutti e due a questi infamoni. A tutti e due come stanno”. È l’ordine agghiacciante impartito in diretta, in videochiamata, e ascoltato dagli investigatori. Subito dopo si sentono gli spari e le urla della vittima.
Sono le intercettazioni il cuore dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha portato al fermo di quattro foggiani accusati della gambizzazione di un commerciante avvenuta il 14 marzo scorso.
L’ordine in diretta e gli spari
A pronunciare quella frase sarebbe stato Daniele Barbaro, 35 anni, clan Sinesi-Francavilla, mentre dall’altra parte della videochiamata c’era Ciro Spinelli, 40 anni, che pochi istanti dopo avrebbe fatto fuoco.
Gli investigatori, che intercettavano entrambi mentre erano ai domiciliari, hanno ascoltato tutto in tempo reale: i colpi di pistola, i lamenti della vittima, il caos successivo.
Subito dopo, secondo quanto ricostruito dai pm, Spinelli avrebbe ordinato al cognato, l’ex calciatore del Foggia, Luca Pompilio: “Togli il bossolo… il cancello sta pieno di sangue, fai con la pezza… mo’ ti do il sapone”.
Il retroscena: “Hai capito che ha fatto?”
Le intercettazioni ricostruiscono anche il movente. Barbaro, parlando con un interlocutore, spiega il presunto raggiro alla base della vicenda:
“Ha preso un fornitore molisano… gli ha detto vieni che sta il cristiano che vuole vedere quel Patek Philippe da 160mila euro… si è fatto trovare all’appuntamento e ha fatto la parte che si è fatto fare la rapina del Rolex”.
Secondo l’accusa, il commerciante foggiano avrebbe simulato una rapina per impossessarsi dell’orologio.
La trattativa mafiosa: “Si deve spaventare”
Dopo la rapina, entrano in scena ambienti criminali cerignolani che vogliono recuperare il “Patek Philippe”. Si rivolgono a Barbaro, che accetta di fare da intermediario.
“Quello si deve spaventare”, dice in un’intercettazione.
E ancora, parlando del guadagno: “Sono 160? Ottanta ce li deve dare… almeno una settantina, una ottantina a noi ce li vuoi dare? Il resto te li prendi tu. Se no ce lo teniamo noi l’orologio”.
Le minacce a casa della vittima
Per costringere il commerciante a cedere, Barbaro manda il 18enne Giuseppe Bruno sotto casa della vittima.
Le parole intercettate sono esplicite: “Se risponde la moglie le dici: ‘vedi di chiamare tuo marito… se no noi ci buttiamo a casa tua’”.
Un crescendo di intimidazioni che prepara l’agguato.
La sparatoria e la richiesta: “Deve portare l’orologio”
Durante l’incontro in campagna, il commerciante nega tutto: “Io sono un cristiano onesto”. Ma subito dopo arriva l’ordine di sparare. Dopo il colpo, gli indagati ribadiscono il messaggio: “Digli che deve portare l’orologio”.
Le minacce dopo il ferimento
Il giorno successivo, non avendo ottenuto nulla, Barbaro alza ulteriormente il livello: “Lo facciamo vivere col terrore… li devo far diventare invalidi quella famiglia”.
E ancora, contro un altro soggetto ritenuto “colpevole” di essersi inserito nella vicenda: “Mi compro due Kalashnikov e glieli scarico in faccia… il funerale glielo devono fare con la bara chiusa”.
Un quadro mafioso
Per gli inquirenti emerge un sistema tipicamente mafioso, fatto di violenza, intimidazioni e logiche di profitto criminale. I quattro fermati – Barbaro, Spinelli, Pompilio e Bruno – sono accusati di tentata estorsione, con aggravanti mafiose.
L’indagine è ancora nella fase preliminare e le responsabilità saranno accertate nel corso del processo.










