Recenti sentenze amministrative hanno sancito che l’affidamento in house non è un istituto subordinato rispetto al ricorso al mercato concorrenziale, in quanto la stessa procedura di autoproduzione deve essere intesa come metodo alternativo all’esternalizzazione.
Primario e fondamentale per la scelta di uno o dell’altro metodo di erogazione dei servizi è il conseguimento del risultato.
Tuttavia al Comune di Foggia continua in maniera serrata, da quando l’amministrazione Episcopo si è insediata nell’autunno del 2023, il dibattito sulla internalizzazione di alcuni servizi. Non solo i lavoratori di Andreani o alcuni asset di Am Service, come è stato discusso nell’ultimo Consiglio comunale.
La protesta dei lavoratori del verde insieme alle varie criticità del servizio della sosta hanno riportato in auge l’idea della multiservizi pubblica, che operava ai tempi del sindaco Paolo Agostinacchio, prima dello spacchettamento e della esternalizzazione degli appalti. Propulsore di tale opzione è da sempre l’oppositore Giuseppe Mainiero, che trova sponda anche in alcuni eletti della maggioranza, primo fra tutti il capogruppo dem Lino Dell’Aquila e che come esempio di fattibilità cita sempre il caso scuola di Sanitaservice.
A contrastarlo in aula però ci ha pensato il pentastellato Francesco Strippoli, esperto di diritto di lavoro. “Gli affidamenti in house oggi sono diventati molto complessi, il concorso per i lavoratori è inevitabile in caso di internalizzazione e non prevede la clausola sociale”, ha osservato dinanzi alla ipotesi di riportare in house il servizio del verde con l’assunzione e la stabilizzazione dei 29 potatori e addetti. I lavoratori non potrebbero essere inquadrati in nessuna delle partecipate senza un regolare concorso.
Chi potrebbe assicurare loro l’ingresso istantaneo nella nuova newco? “Am service non è spa, non ha oggetto sociale per manutenzione del verde e non è neppure un gestore ambientali. I dipendenti di una società privata non possono essere assorbiti come dipendenti pubblici”.










