Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la nuova direttiva anticorruzione, con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astenuti. Il provvedimento mira a uniformare le norme nei Paesi membri e a rafforzare gli strumenti di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione.
Cosa prevede la direttiva
La direttiva stabilisce le fattispecie di reato che gli Stati dell’Unione dovranno riconoscere e punire, introducendo definizioni comuni e livelli minimi di sanzione.
Tra i punti centrali figura l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, riconducibile al concetto di abuso d’ufficio. Gli Stati membri dovranno garantire che le violazioni gravi della legge da parte di funzionari pubblici siano perseguite penalmente.
Previsto anche un rafforzamento della cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei come Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, oltre all’obbligo di pubblicare dati annuali sulla corruzione e adottare strategie nazionali aggiornate.
Il nodo abuso d’ufficio
Proprio sul tema dell’abuso d’ufficio si concentra il dibattito politico italiano. Secondo la relatrice del provvedimento, l’Italia dovrà reintrodurre almeno alcune fattispecie del reato, dopo la cancellazione avvenuta nel 2024 con la riforma Nordio.
Una posizione che trova eco nelle parole di esponenti dell’opposizione. Per Alessandro Zan, “l’abuso d’ufficio rientra dalla porta principale del diritto europeo”, mentre Giuseppe Conte parla di “un’altra batosta per il governo”.
La replica della maggioranza
Di diverso avviso il copresidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini, che respinge le accuse: “Nessuna sconfitta per il governo. La direttiva lascia agli Stati membri la libertà di scegliere gli strumenti più efficaci e l’Italia dispone già di norme adeguate”.
Un confronto destinato a proseguire
Il via libera del Parlamento europeo rappresenta solo un passaggio del percorso normativo, ma riaccende in Italia il confronto politico e giuridico sul perimetro dei reati contro la pubblica amministrazione.
Resta ora da capire come e in che misura il nostro ordinamento si adeguerà alle nuove disposizioni europee.











