Non una semplice cerimonia, ma un momento di riflessione collettiva sul ruolo dell’Università nella società contemporanea. Con una partecipazione ampia e trasversale, l’Università di Foggia ha inaugurato l’Anno Accademico 2025/2026 nell’Aula Magna, scegliendo di porre al centro il tema della “visione”, intesa come capacità di interpretare il presente e orientare il futuro.
L’evento si è aperto con il tradizionale corteo accademico, alla presenza di numerosi rettori di atenei italiani, e con l’esecuzione dell’Inno nazionale nella versione per violino della studentessa Silvia Laquintana. A rendere ancora più originale la cerimonia, la performance della compagnia Eleina D, che ha anticipato in chiave artistica il filo conduttore della giornata.
La relazione del rettore: crescita e identità
Al centro della cerimonia l’intervento del rettore Lorenzo Lo Muzio, che ha tracciato un bilancio positivo dell’Ateneo e rilanciato la sfida per il futuro.
“La nostra Università, ancora giovane, possiede una qualità rara: la capacità di immaginare”, ha affermato, sottolineando come in venticinque anni sia stato possibile costruire eccellenza anche in un contesto complesso.
Il rettore ha parlato del Piano strategico come di “una promessa reciproca” tra istituzione, comunità accademica e territorio, indicando la necessità di trasformare la crescita in rigenerazione. “Non dobbiamo limitarci a gestire l’esistente, ma costruire ciò che ancora non c’è”, ha spiegato.
Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato il senso stesso dell’Università: “Non è il luogo della conservazione del sapere, ma quello in cui una società decide che vale ancora la pena comprendere il mondo prima di cambiarlo”.
La voce degli studenti: diritto a restare
Forte anche l’intervento del presidente del Consiglio degli studenti Vincenzo Mundo, che ha rivendicato il diritto delle nuove generazioni a essere protagoniste del presente.
“Non siamo numeri da statistica né esiliati democratici”, ha detto, denunciando le difficoltà legate al diritto di voto e alle condizioni di studio.
Mundo ha lanciato un appello alle istituzioni, chiedendo un “Patto per il lavoro” che renda la permanenza in Capitanata una scelta ambiziosa e non una necessità. “Studiare qui è un atto di ribellione”, ha aggiunto.
Il ruolo del personale e la comunità accademica
Nel corso della cerimonia, Luigia Giuzio ha richiamato l’importanza del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, definendolo “motore imprescindibile” dell’organizzazione universitaria.
Un ruolo che, ha sottolineato, va valorizzato attraverso formazione continua, mobilità internazionale e politiche di benessere organizzativo, elementi fondamentali per rafforzare il legame tra Ateneo e territorio.
Lectio magistralis e riflessione educativa
Momento centrale della giornata è stata la lectio magistralis dell’artista foggiano Felice Limosani, dedicata al tema “Immersive Humanities”.
“Costruire un futuro tecnologico capace di custodire il valore dell’umano”, è stato il messaggio lanciato agli studenti.
A seguire, la prolusione di Barbara De Serio, che ha approfondito il concetto di visione come dimensione educativa. “La crisi dell’umanità è una crisi cognitiva”, ha affermato, invitando a recuperare una capacità di guardare oltre il presente per progettare nuove possibilità di cambiamento.
Decaro: “Università argine allo spopolamento”
A chiudere la cerimonia è stato il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha ribadito il valore strategico dell’Università di Foggia.
“È un presidio fondamentale per la crescita culturale, scientifica e sociale della Capitanata, un argine allo spopolamento e alla disoccupazione giovanile”, ha dichiarato.
Decaro ha sottolineato l’impegno della Regione nel sostenere l’Ateneo, definendo gli investimenti in università e ricerca una scelta politica e strategica per il futuro. “La Puglia ha bisogno del talento e della visione dei suoi giovani”, ha aggiunto.
Il Sigillo dell’Ateneo
Nel corso della cerimonia, il Sigillo dell’Università di Foggia è stato conferito a Felice Limosani e ad Antonio Decaro, in riconoscimento del contributo offerto alla promozione della cultura, dell’innovazione e della valorizzazione dei territori.
Un riconoscimento simbolico che chiude una giornata densa di contenuti, segnando l’inizio di un nuovo anno accademico all’insegna della visione e della responsabilità verso il futuro.
















