Uno dei simboli più evidenti delle difficoltà della sanità pugliese ha un nome tecnico: Drg544. Nella classificazione dei ricoveri ospedalieri indica la sostituzione di articolazioni maggiori, cioè gli interventi di protesi all’anca o al ginocchio. Ed è proprio questa voce, secondo quanto ricostruito da Repubblica Bari, uno dei principali indiziati del conto salato che la Regione paga ogni anno per la cosiddetta mobilità passiva sanitaria.
Il fenomeno è noto: molti pazienti pugliesi scelgono di curarsi fuori regione. Una decisione che rientra pienamente nella libertà di cura del cittadino, ma che ha conseguenze significative sui conti pubblici.
I numeri delle protesi fuori regione
Nel 2024 sono stati 3.725 i pugliesi operati fuori regione per protesi d’anca o ginocchio. Interventi che sono costati alla sanità pugliese 32 milioni di euro.
Nello stesso periodo, però, la Puglia ha anche attirato pazienti da altre regioni: 865 interventi sono stati effettuati negli ospedali pugliesi su cittadini non residenti. Un flusso che ha portato nelle casse regionali circa 7 milioni di euro.
Il saldo resta però fortemente negativo.
Alla base di questi spostamenti c’è spesso un fattore decisivo: le liste d’attesa. Molti pazienti scelgono di operarsi fuori regione perché riescono ad accedere più rapidamente agli interventi.
La partita tra le Regioni
La questione della mobilità sanitaria è anche una partita politica e istituzionale. Il dossier è seguito con attenzione dall’assessore regionale alla sanità Donato Pentassuglia e sarà uno dei temi centrali nei confronti tra Regioni.
Gran parte dei ricoveri dei pugliesi fuori regione si concentra in alcune aree del Paese. In particolare, per le patologie muscolo-scheletriche, il 42% degli interventi viene eseguito in Emilia-Romagna e il 21% in Lombardia.
Il solo Drg544 assorbe il 13% dell’intera spesa per la mobilità passiva ospedaliera.
Un conto da 246 milioni
Complessivamente la mobilità passiva sanitaria della Puglia vale 246 milioni di euro. Una cifra che pesa sul bilancio regionale e che contribuisce ad aggravare lo squilibrio dei conti della sanità.
Secondo i dati citati da Repubblica Bari, senza il peso dei ricoveri fuori regione sarebbe molto più semplice affrontare il disavanzo sanitario di 369 milioni recentemente comunicato ai ministeri dell’Economia e della Salute.
Nel frattempo la mobilità passiva continua a crescere: nel 2024 è aumentata del 3% rispetto all’anno precedente.
Il ruolo del privato convenzionato
Un elemento centrale riguarda anche il ruolo delle strutture private convenzionate. Dai report interni della Regione emerge che il 64% del valore dei ricoveri in mobilità passiva, pari a circa 158 milioni di euro, finisce proprio nelle casse del privato accreditato.
Anche in questo caso sono Emilia-Romagna e Lombardia a intercettare la fetta più consistente del flusso economico.
Il quadro complessivo racconta dunque di un sistema sanitario regionale che continua a perdere risorse verso altre regioni, mentre il problema delle liste d’attesa e dell’organizzazione dei servizi resta uno dei nodi principali da affrontare.











