Il pubblico ministero Alessio Marangelli ha chiesto alla Corte d’assise la condanna all’ergastolo per Redouane Moslli, il bracciante marocchino di 46 anni accusato dell’omicidio di Franca Marasco, la tabaccaia foggiana di 72 anni uccisa il 28 agosto 2023 nella sua rivendita di via Marchese De Rosa.
La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria nel processo per il delitto avvenuto nella tarda mattinata del primo giorno di riapertura dell’attività dopo la pausa estiva. L’imputato, detenuto dal 3 settembre 2023, ha rinunciato a essere presente all’udienza.
La richiesta di carcere a vita
Nella sua requisitoria il pubblico ministero ha sostenuto che Moslli non meriti la concessione delle attenuanti generiche nonostante la confessione resa fin dal momento del fermo.
Secondo l’accusa, la versione fornita dall’imputato sulla dinamica del delitto non troverebbe riscontro negli elementi raccolti dagli investigatori. Moslli ha sostenuto che la vittima si sarebbe ferita durante una colluttazione, ma l’autopsia ha accertato la presenza di quattro fendenti inferti tra collo e addome, elementi che per l’accusa smentirebbero il racconto dell’imputato.
Per la procura, quindi, la gravità dei fatti giustifica la richiesta della pena dell’ergastolo.
I dubbi sul movente del delitto
Nel corso del processo è stata avanzata anche l’ipotesi che l’omicidio non sia stato soltanto il tragico epilogo di una rapina, ma che dietro il delitto possa esserci un movente diverso.
Sono stati ricordati gli episodi di tensione che la tabaccaia avrebbe vissuto nell’ultimo periodo prima della morte: minacce, presenze sospette nella rivendita e altri segnali che avevano generato timori nella vittima. Circostanze che, secondo questa ricostruzione, potrebbero indicare interessi legati all’attività commerciale.
La dinamica dell’omicidio
Secondo quanto emerso dalle indagini, Moslli sarebbe entrato nella tabaccheria con mascherina, guanti e un coltello da cucina. Dopo l’aggressione sarebbe fuggito con 72 euro, una cifra ritenuta particolarmente modesta.
Durante la fuga l’uomo sarebbe stato ripreso da diverse telecamere di sorveglianza a volto scoperto, immagini che hanno contribuito alla sua identificazione. Alcuni testimoni lo avrebbero inoltre riconosciuto nei filmati.
Il bracciante fu rintracciato a Napoli il 3 settembre 2023, sette giorni dopo il delitto. In quell’occasione confessò l’aggressione sostenendo però di non aver voluto uccidere la tabaccaia e che la morte sarebbe stata conseguenza di una doppia colluttazione con la vittima. Una versione ritenuta inverosimile già dal giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza di convalida del fermo.
Il presunto complice morto prima del processo
Moslli indicò anche il nome di un presunto complice, un uomo foggiano di 70 anni, che secondo il suo racconto lo avrebbe aiutato a preparare il colpo e a nascondersi dopo l’omicidio. L’uomo fu arrestato poche settimane dopo ma è morto in ospedale nel giugno 2024, prima dell’inizio del processo.
Le contestazioni dell’accusa
Inizialmente la procura aveva contestato all’imputato la rapina aggravata e il concorso anomalo in omicidio, ipotizzando che l’uccisione fosse un evento non voluto ma collegato alla rapina.
Nel novembre 2025 il capo di imputazione è stato modificato: l’accusa è diventata omicidio aggravato dalla crudeltà e dalle condizioni di minorata difesa della vittima, considerate l’età avanzata e la corporatura esile della tabaccaia.
La prossima udienza
Il processo proseguirà il 24 aprile, quando è prevista l’arringa difensiva. La difesa chiederà alla Corte di riconoscere le attenuanti generiche e di valutare il comportamento processuale dell’imputato, che ha confessato il delitto in più occasioni durante le indagini e nel corso del dibattimento.










