Ha rinunciato a parlare e anche a essere presente in aula Fabio Carinci, il 46enne di San Giovanni Rotondo accusato dell’omicidio aggravato da crudeltà e minorata difesa di Rachele Covino, la vedova di 81 anni uccisa la mattina del 25 maggio 2024 nel garage della sua abitazione.
L’udienza si è svolta davanti alla Corte d’Assise di Foggia, ma l’imputato, come già accaduto dall’inizio del processo nel settembre 2024, ha scelto di non presenziare.
La consulenza psichiatrica
Nel corso delle indagini era stata disposta una consulenza psichiatrica dalla procura della Repubblica di Foggia, poi acquisita agli atti del processo. La relazione ha stabilito che l’imputato sarebbe affetto da psicosi indotta da sostanze stupefacenti e alcol in disturbo borderline di personalità.
Una valutazione che potrebbe portare la Corte, al momento della sentenza, a dichiarare il non luogo a procedere per incapacità di intendere e volere, disponendo però una misura di sicurezza con il ricovero in una Rems, le strutture che hanno sostituito gli ex manicomi giudiziari.
Gli specialisti hanno infatti ritenuto l’uomo socialmente pericoloso.
L’interrogatorio saltato
Durante l’udienza era previsto l’interrogatorio dell’imputato, ma la scelta di non presentarsi ha fatto saltare l’esame in aula. Al suo posto sono state acquisite le dichiarazioni rese al giudice per le indagini preliminari due giorni dopo l’arresto.
In quell’occasione Carinci raccontò di aver agito sotto l’influenza di voci nella sua mente, che lo avrebbero spinto a combattere contro il demonio e a stabilire chi dovesse vivere e chi morire. Disse di aver perso il controllo del proprio corpo mentre la mente restava lucida e di essersi convinto di essere una sorta di figura salvifica incaricata di purificare le persone.
Riferì inoltre di aver creduto che, una volta “purificate”, le persone potessero tornare in vita.
L’arresto dopo il delitto
Il 46enne fu arrestato poche ore dopo il delitto mentre vagava nudo, sporco di sangue e in stato di forte alterazione. Dopo l’arresto venne trasferito nel reparto psichiatrico del carcere di Lecce, dove rimase per alcuni mesi, prima del successivo trasferimento in una struttura sanitaria specializzata dove si trova tuttora.
La prossima udienza
Il processo tornerà in aula il 24 aprile. In quella data la Corte dovrà decidere se ascoltare o meno gli ultimi quattro testimoni indicati nella lista difensiva, tra cui operatori sanitari che hanno avuto in cura l’imputato dopo l’arresto.










