A Orta Nova il furto subito dal parroco della Chiesa Madre non diventa un motivo di rabbia o di accusa, ma un messaggio di perdono. Don Donato Allegretti, vittima di un’effrazione nella propria abitazione, racconta l’episodio con parole pacate ma profonde, trasformando un fatto di cronaca in una riflessione sulla responsabilità individuale e sul ruolo della comunità. Il sacerdote non nasconde l’amarezza per quanto accaduto, ma sceglie di rispondere con un gesto che definisce “totale”: “Perdono tutto e perdono tutti”.
La casa a soqquadro al rientro nel pomeriggio
Il furto è avvenuto nel pomeriggio di sabato scorso, intorno alle 17. Al rientro in casa, il parroco si è trovato davanti a una scena che non dimenticherà facilmente: cassetti aperti, oggetti sparsi e stanze completamente rovistate. Più che il valore degli oggetti sottratti, ciò che colpisce è la sensazione di violazione dell’intimità domestica. “Il danno materiale è relativo – racconta – ma quello che pesa davvero è l’aver trovato la propria casa messa a soqquadro, come se qualcuno fosse entrato nella tua vita”. Una ferita emotiva che molti cittadini riconoscono bene quando subiscono un furto in abitazione: non è solo una perdita economica, ma la percezione di un’intrusione nella propria sfera privata.
Una preoccupazione diffusa in paese
Don Donato osserva anche come l’episodio si inserisca in una percezione sempre più diffusa tra i cittadini di Orta Nova: quella di un aumento dei furti. Secondo quanto raccontano molti residenti, episodi simili stanno interessando abitazioni e attività commerciali. Il parroco però evita qualsiasi conclusione affrettata o attribuzione di responsabilità. Non ci sono dati certi e non intende indicare categorie o gruppi specifici. Quello che emerge, piuttosto, è un clima di preoccupazione condivisa nella comunità.
“Perdono totale”: l’appello agli autori del furto
Il cuore del messaggio di Don Donato è però un altro. Il sacerdote vuole che dalle sue parole emerga un messaggio preciso: il perdono. “Perdono tutto e perdono tutti”, ripete. Un’affermazione che non nasce da rassegnazione, ma da una scelta consapevole. L’auspicio è che chi ha compiuto il furto possa leggere o ascoltare queste parole e riflettere su quanto accaduto. “Non nutro rancore – spiega – la mia dignità non è stata toccata. Vorrei che chi ha fatto questo gesto si fermasse a pensare e decidesse di cambiare strada”.
Un invito a una vita fondata sul lavoro
Accanto al perdono, il parroco rivolge agli autori del furto un invito chiaro: scegliere una vita fatta di lavoro, impegno e responsabilità. Secondo Don Donato la dignità personale non si costruisce con le scorciatoie o con le ruberie, ma attraverso il contributo positivo alla comunità. L’episodio diventa così, nelle sue parole, un’occasione per richiamare al valore della legalità e della responsabilità individuale.
“A Orta Nova ci sono tanti giovani perbene”
Un’altra preoccupazione del parroco riguarda il rischio di generalizzazioni nei confronti dei giovani. Don Donato difende il lavoro che la parrocchia porta avanti da anni con attività educative, iniziative oratoriali, recite e campi scuola. Molti ragazzi partecipano e vivono questi momenti di comunità. Allo stesso tempo riconosce che esiste una fascia di giovani che non si avvicina alla Chiesa e che non può essere coinvolta se non lo desidera. “Non si può ammaestrare chi non vuole esserlo”, osserva. Ma il messaggio è chiaro: non bisogna dipingere Orta Nova come un paese di malviventi. “Ci sono tanti ragazzi perbene, ripartiamo su un senso diverso per una comunità che vuole vivere diversamente”, conclude.











