Il 4° Festival Teatro Popolare del Gargano, in corso a Vico del Gargano, mette in pausa la competizione tra le cinque compagnie in gara per il Premio 2026 e apre uno spazio al teatro civile. In scena, per due serate, il monologo “Pietro Orlandi, fratello”, scritto e diretto da Giovanni Franci e interpretato da Valerio Di Benedetto.
Al centro dello spettacolo uno dei “cold case” più dolorosi e controversi della storia italiana: la scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983. A distanza di quarantatré anni, restano interrogativi, silenzi e una ricerca di verità che non si è mai interrotta.
Un monologo tra memoria e denuncia
Franci, regista esperto di teatro d’inchiesta, costruisce il testo attraverso documenti, testimonianze e il rapporto diretto con Pietro Orlandi, fratello della giovane cittadina vaticana. La narrazione ripercorre i passaggi chiave di una vicenda che ha attraversato tre pontificati – Wojtyła, Ratzinger e Bergoglio – coinvolgendo inchieste italiane e vaticane, la Commissione bicamerale Orlandi-Gregori e scenari oscuri legati allo Ior e al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Sulla scena, Valerio Di Benedetto dà voce e corpo a Pietro Orlandi. L’interpretazione è intensa, drammatica, capace di inchiodare il pubblico alle sedie. Il monologo scorre come un atto unico senza pause, alternando dolore personale, determinazione e sete di giustizia.
Il peso di un mistero italiano
Lo spettacolo non si limita alla ricostruzione dei fatti, ma propone una riflessione più ampia sul significato della verità, sul valore della memoria e sulla responsabilità collettiva di fronte ai misteri irrisolti del Paese. Bugie, depistaggi, omissioni e segreti – veri o presunti – hanno alimentato negli anni una montagna di rabbia e una parete di omertà che ancora oggi circonda il caso.
Nel finale, la testimonianza dell’avvocata Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, rilancia la domanda che da decenni resta sospesa: si arriverà mai alla verità?
La forza della parola contro il silenzio
Con “Pietro Orlandi, fratello”, il Festival Teatro Popolare del Gargano conferma la sua vocazione a dare spazio a un teatro capace di interrogare le coscienze. Non solo intrattenimento, ma parola che si oppone all’effimero e tenta di riaprire ferite mai davvero rimarginate.
Si esce dall’Auditorium comunale di Vico del Gargano con l’amaro in bocca e con una consapevolezza più netta: la ricerca della verità, per la famiglia Orlandi, non si è mai fermata. E il teatro, almeno per una sera, diventa luogo di memoria e resistenza civile.












