Ha preso il via ieri pomeriggio, nella palestra della Medicina Fisica e Riabilitativa del Policlinico di Foggia, il corso strutturato di Mindfulness rivolto agli specializzandi, ai medici strutturati e ai borsisti della Scuola di Medicina Interna dell’Università di Foggia. Un percorso della durata di dodici settimane che punta a contrastare stress e burnout attraverso strumenti scientificamente validati.
L’iniziativa, che abbiamo seguito sul posto intervistando i promotori, nasce da un’idea del professor Gaetano Serviddio, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Foggia e delegato rettorale alle politiche strategiche in Sanità, in collaborazione con la professoressa Tiziana Quarto. A condurre il corso è la dottoressa Amalia Quotta, psicologa esperta in tecniche di mindfulness applicate ai contesti ad alto carico emotivo.
“Il burnout è un problema sistemico”
“Il burnout non è una fragilità individuale – ha spiegato Serviddio – ma il segnale di un’organizzazione che non protegge adeguatamente chi ogni giorno si prende cura degli altri. Se vogliamo ospedali efficienti, dobbiamo occuparci della salute mentale dei sanitari con la stessa serietà con cui ci occupiamo dei pazienti”.
Per il direttore del Dipartimento, la mindfulness non è una moda ma uno strumento concreto di regolazione emotiva, riduzione dello stress e miglioramento della qualità relazionale. “Un medico esausto non è solo un medico infelice, ma un professionista meno lucido e più esposto all’errore. Investire sulla consapevolezza significa investire sulla qualità delle cure”.
Un progetto sperimentale con valutazione scientifica
Ciò che distingue l’iniziativa è l’impostazione scientifica. I partecipanti saranno sottoposti a test validati prima e dopo il percorso per misurare livelli di burnout, qualità del sonno percepita e stress. Non un semplice corso esperienziale, ma un vero intervento strutturato con indicatori oggettivi.
“Lavoriamo in contesti ad alto carico emotivo – ha spiegato la psicologa Amalia Quotta – e spesso i professionisti sanitari non hanno spazi di elaborazione. La mindfulness aiuta a riconoscere e regolare le proprie reazioni, migliorando la presenza mentale e la qualità della relazione con il paziente”.
Un modello replicabile a livello regionale
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: proporre alla Regione Puglia un progetto pilota stabile presso il Policlinico di Foggia, affinché la tutela della salute mentale dei sanitari diventi parte integrante delle politiche ospedaliere.
Serviddio ha auspicato che il presidente regionale e l’assessore alla Salute possano cogliere la portata innovativa dell’iniziativa: “La sanità pubblica non può limitarsi a misurare performance e volumi di attività. Deve misurare anche il benessere di chi la rende possibile. Non è un costo, ma un investimento per la sostenibilità futura del sistema”.
Se i risultati mostreranno una riduzione significativa degli indicatori di burnout, il modello promosso dall’Università di Foggia potrà essere esteso su scala regionale e nazionale.
Con questo progetto, l’Ateneo foggiano prova a segnare un cambio di paradigma: eccellenza clinica e rigore scientifico sì, ma insieme alla sostenibilità umana di chi ogni giorno garantisce le cure.








