L’ultimo colpo ha colpito un asilo. Non un negozio, non un’attività commerciale, ma una scuola dell’infanzia. A Cerignola, nei giorni scorsi, ignoti sono entrati in un istituto per l’infanzia portando via colori, materiale didattico e strumenti utilizzati dai bambini.
Un episodio che ha scosso profondamente la città e che l’assessora alla Sicurezza Teresa Cicolella ha definito in un post pubblico come un gesto che “va oltre il danno economico e colpisce direttamente il senso stesso di comunità”.
“Quando si ruba ai più piccoli, si rompe qualcosa di profondo”, scrive l’assessora, sottolineando come i furti non rappresentino più casi isolati ma un fenomeno continuo e sistematico che alimenta paura tra i cittadini e esasperazione tra i commercianti.
“Non è solo un problema locale”
Cicolella evidenzia che la situazione non può essere ridotta a una semplice emergenza di ordine pubblico gestibile a livello comunale. “La polizia municipale, per quanto impegnata, non può sostenere da sola un impatto di questa portata. Non è solo un problema di numeri, ma di competenze, strumenti e capacità operative”.
L’amministrazione comunale ha scritto nuovamente al Prefetto chiedendo la convocazione urgente del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Richiesta di “Strade Sicure”
Ma il Comune è pronto a fare un passo ulteriore. Con senso di responsabilità istituzionale, l’amministrazione si dice pronta a chiedere l’attivazione dell’operazione “Strade Sicure” e la presenza dell’Esercito sul territorio.
“Non c’è nulla da celebrare”, è il messaggio dell’assessora. Perché quando una città arriva a invocare l’Esercito per tutelare cittadini, attività economiche e perfino una scuola dell’infanzia, significa che la situazione ha superato il livello di guardia.
“Servono risposte concrete”
Il furto dei colori dei bambini diventa così il simbolo di un disagio più ampio che investe l’intera comunità. “Oggi il compito delle istituzioni non è rassicurare con parole vuote, ma pretendere risposte concrete dallo Stato. Perché una comunità non può crescere – né educare i suoi figli – sotto il segno della paura”, conclude Cicolella.
Un appello che riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana in città e sulla necessità di un intervento coordinato tra enti locali e Stato.











