Nuova tensione alla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Le Organizzazioni Sindacali, con un comunicato diffuso il 23 febbraio, respingono “con fermezza” la ricostruzione fornita dalla controparte nei giorni scorsi e denunciano il mancato rispetto degli impegni assunti.
Il confronto al SEPAC e gli accordi di dicembre
Secondo quanto riferito dalle OO.SS., nel verbale del 27 dicembre 2025 presso il Comitato SEPAC regionale era stata concordata la ripresa del confronto e la rimozione delle cause ostative al dialogo. In quell’occasione la Fondazione avrebbe ritirato la disdetta del contratto applicato, mentre i sindacati avevano revocato lo sciopero proclamato per il 9 gennaio 2026.
“Le Organizzazioni Sindacali hanno rispettato integralmente gli impegni assunti. Non può dirsi altrettanto per la controparte”, si legge nella nota.
Mancato adeguamento in busta paga
Al centro della contestazione c’è la mancata applicazione del CCNL Sanità Pubblica 2022/2024. I sindacati affermano di aver ribadito negli incontri con la Direzione la richiesta di piena e immediata attuazione del contratto, definito “obbligo contrattuale cogente e non materia rimessa alla discrezionalità gestionale”.
Tuttavia, gli adeguamenti economici non risulterebbero riconosciuti nella busta paga di febbraio 2026. Una situazione che, secondo le OO.SS., configura una grave inadempienza e incide direttamente sui diritti salariali dei lavoratori, rendendo “inevitabile la ripresa delle iniziative di tutela e mobilitazione”.
Organizzazione del lavoro e relazioni sindacali
Le sigle sindacali segnalano inoltre interventi unilaterali sull’organizzazione dell’orario di lavoro e sulla disciplina dell’attività libero-professionale, adottati – sostengono – senza il necessario confronto sindacale previsto dalle norme contrattuali.
Una modalità operativa che, a loro avviso, compromette il clima interno e mina la fiducia tra le parti.
“Non privilegi, ma diritti”
Nel comunicato viene respinta anche l’idea di presunti “stipendi e comfort impareggiabili”. I lavoratori, sottolineano i sindacati, applicano un contratto collettivo nazionale con trattamenti economici uniformi su tutto il territorio italiano.
Le OO.SS. ricordano inoltre i sacrifici già sostenuti negli ultimi anni: la rateizzazione degli aumenti contrattuali 2019/2021, la rinuncia al premio di produttività 2025 per circa un milione di euro, la dilazione del premio 2024, il mancato pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale 2022–2026, il mancato riconoscimento delle progressioni economiche e del nuovo sistema di classificazione del personale.
Dal 2023 ad oggi, evidenziano, il comparto avrebbe perso 182 lavoratori, con ricadute organizzative e assistenziali.
“Non privilegi. Non concessioni. Ma diritti contrattuali. Basta rinvii”, concludono le Organizzazioni Sindacali, chiedendo il ripristino immediato di relazioni sindacali corrette e l’attuazione integrale del contratto.












