Prima ammessi, poi esclusi. Sette Comuni della provincia di Foggia denunciano quello che definiscono un “colpo di mano” del Ministero dell’Interno sul Piano Nazionale per la Riqualificazione dei Piccoli Comuni.
Si tratta di Anzano di Puglia, Biccari, Bovino, Carlantino, Celenza Valfortore, Panni e Poggio Imperiale, inizialmente inseriti tra gli enti finanziabili e ora fuori dalla nuova graduatoria pubblicata lo scorso 10 febbraio dal Ministero dell’Interno di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Dalla graduatoria al taglio dei progetti
Il bando, previsto dalla legge 158 del 6 ottobre 2017 e pubblicato nel luglio 2023 dal Dipartimento Casa Italia, era destinato ai Comuni con meno di 5.000 abitanti e prevedeva contributi fino a 700mila euro per ciascun ente, anche in forma associata.
Il 20 agosto 2024, sulla Gazzetta Ufficiale, era stato pubblicato l’elenco dei 245 Comuni ammessi per un totale di 144 interventi. Per gli esclusi era prevista la possibilità di impugnazione entro 60 giorni.
Per mesi, fino a dicembre 2025, le amministrazioni hanno interloquito con i Ministeri competenti per ottenere la trasmissione delle convenzioni necessarie ad avviare i lavori. Poi, a sorpresa, la nuova pubblicazione: gli interventi finanziati scendono da 144 a 91, con 70 Comuni esclusi, tra cui i sette della Capitanata. Senza indicazioni sulle motivazioni tecniche o amministrative della decisione.
“Doccia fredda per le aree interne”
A firmare il comunicato congiunto sono i sindaci Paolo Lavanga, Antonio Beatrice, Stefania Russo, Graziano Coscia, Massimo Venditti, Amedeo De Cotiis e Alessandro Liggieri.
I primi cittadini parlano di una “doccia fredda” per territori già fragili, segnati da spopolamento, carenza di servizi e marginalità infrastrutturale. Nel frattempo, spiegano, le amministrazioni avevano già programmato gli interventi, avviato percorsi amministrativi e tecnici, sostenuto spese di progettazione con fondi di bilancio e inserito le opere nella programmazione finanziaria pluriennale, rinunciando anche ad altri bandi per evitare il doppio finanziamento.
Interventi di rigenerazione urbana, messa in sicurezza e riqualificazione di spazi pubblici e infrastrutture essenziali rischiano ora di non vedere la luce.
Secondo i sindaci, l’esclusione potrebbe essere legata alla necessità di reperire risorse – circa 52 milioni di euro – per finanziare Comuni riammessi dopo ricorso, come previsto dal bando.
La richiesta di chiarezza
“È inaccettabile che Comuni già ammessi al finanziamento vengano esclusi senza alcuna spiegazione – dichiarano i sette sindaci –. Non chiediamo favori, ma rispetto delle regole e dei diritti delle nostre comunità. Ogni euro bloccato significa progetti fermi, scuole, strade e servizi pubblici incompiuti. È inammissibile sacrificare le aree interne per giochi burocratici. Non intendiamo attendere oltre”.
I Comuni hanno inviato una formale lettera di protesta al Ministero dell’Interno e al Ministero dell’Economia e delle Finanze chiedendo la pubblicazione immediata delle motivazioni dell’esclusione, lo sblocco delle risorse inizialmente previste per i 144 interventi e il rispetto dei principi di trasparenza, equità e correttezza amministrativa.
Le amministrazioni promettono battaglia. Perché, sottolineano, nei piccoli Comuni ogni finanziamento pubblico non è solo una voce di bilancio, ma un investimento in servizi, sviluppo e futuro.













