Un ritorno carico di emozione che si trasforma in amarezza. Giuliano Volpe, archeologo ed ex rettore dell’Università di Foggia, affida ai social il suo sfogo dopo essere tornato in città a distanza di quasi due anni.
“Mancavo da Foggia da un po’, quasi due anni, per vari motivi, e ci sono tornato due giorni successivi, per un bel convegno all’università, vivace, partecipato, centrato proprio sulla città durante la seconda guerra mondiale, e poi in ospedale, che ho trovato efficiente”, scrive Volpe, riconoscendo la vitalità del mondo accademico e la funzionalità della struttura sanitaria.
Ma è il centro storico a colpirlo negativamente.
Centro storico tra degrado e silenzi
“Purtroppo però ho trovato la città ulteriormente peggiorata, la città vecchia in totale stato di degrado e quasi in abbandono, via Arpi quasi morta, negozi chiusi e pochissima gente, palazzi cadenti”, osserva l’ex rettore.
Un’immagine che, nelle sue parole, restituisce la fotografia di un cuore urbano spento, segnato da chiusure commerciali e immobili in condizioni critiche. Una situazione che lo ha colpito profondamente proprio per il legame affettivo che continua a nutrire verso Foggia.
“Mi ha fatto impressione e mi è enormemente dispiaciuto, per il legame affettivo che conservo con Foggia. Ma perché? Una città che pare abbandonata, eppure ci sono tante energie. Che dolore!”.
Un interrogativo aperto
Non è una polemica politica, ma una riflessione amara quella di Volpe. Il contrasto tra le “tante energie” presenti – università, ospedale, associazionismo, competenze – e la percezione di una città lasciata a sé stessa, soprattutto nel suo centro antico, è il nodo che emerge dal suo intervento.
Un grido che riapre il dibattito sul futuro della città vecchia, sulla desertificazione commerciale di via Arpi e sulla necessità di un progetto di rilancio capace di restituire identità e vivibilità a quello che dovrebbe essere il cuore pulsante di Foggia.









