Dodici condanne e cinque assoluzioni al termine del processo “CasaPound” celebrato a Bari. Il collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone ha inflitto un anno e mezzo di reclusione a cinque imputati ritenuti responsabili di manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, considerate idonee a creare il pericolo di riorganizzazione. Altri sette sono stati condannati a due anni e mezzo perché riconosciuti colpevoli anche dell’aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 ai danni di cinque manifestanti anti Salvini.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
Le accuse e le condanne
A un anno e mezzo sono stati condannati Giuseppe Alberga, all’epoca coordinatore provinciale di CasaPound, Antonio Caradonna, Paolo Antonio De Laurentis, Martino Cascella, Marcello Altini e Fabrizio De Pasquale.
Due anni e mezzo invece per Ciro e Rocco Francesco Finamore, Roberto Stivali, Giacomo Pellegrini, Domenico Totaro e Ilario Mazzotta, ritenuti responsabili anche dell’aggressione documentata da video in cui si vedono alcuni esponenti colpire con cinture e tirapugni.
Assolti Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci e Patrizia De Anna.
La premeditazione, contestata inizialmente dalla Procura anche sulla base di chat in cui si parlava di “armi” da far trovare al circolo Kraken di via Eritrea, non è stata riconosciuta.
Tra i più attivi sui social c’è Ciro Finamore, 33 anni, coordinatore del comitato foggiano “REmigrazione”, presentato a fine novembre scorso all’hotel degli Atleti alla presenza di alcuni rappresentanti della destra locale. Sui social pubblicava frasi del tipo “fuori i camerati dalle galere”. Stando a quanto riportato oggi da Repubblica Bari, molti dei 17 imputati tenevano in libreria il Mein Kampf di Hitler e le cartoline raffiguranti Mussolini, sulle bacheche facebook foto di raduni e rassegna stampa anti migranti. La maggior parte di loro frequenta gli stadi, Alberga — aggiunge Repubblica — è un irriducibile dei Seguaci del Bari e promotore di iniziative benefiche, a partire dalle raccolte sangue. Tra le letture preferite c’è la rivista sovranista “Primato nazionale”, che mostra orgoglioso in foto “contro ogni censura”.
Gli altri della provincia di Foggia sono Fabrizio De Pasquale, 41 anni, Rocco Finamore, 56 anni, e Domenico Totaro, 30 anni, tutti nati e residenti nel capoluogo dauno.
Le reazioni
Dopo la lettura del dispositivo, il procuratore di Bari Roberto Rossi ha dichiarato: “Vedremo la motivazione”. Gli imputati e i loro difensori – Saverio Ingraffia, Antonio Mitolo e Giampiero Milone – hanno sottolineato che nessuno è stato condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista.
Di diverso tenore il commento del sindaco di Bari, che ha parlato di un verdetto che “onora il dolore delle vittime di quell’ignobile agguato e restituisce dignità a una città, costituitasi parte civile, che non si è mai piegata al sopruso”.
La sentenza ha avuto eco anche in provincia di Foggia per il coinvolgimento di alcuni cittadini della Capitanata. Sui social, l’esponente di sinistra Mario Nobile ha evidenziato la presenza tra i condannati di militanti provenienti dal Foggiano, sollecitando una presa di posizione pubblica dell’Anpi provinciale. “Ci sono anche alcuni noti fascisti foggiani, esponenti di CasaPound, tra i condannati nella storica sentenza emessa questa mattina dal Tribunale di Bari con cui si è chiuso il primo grado del processo che scaturì dall’aggressione squadrista compiuta a danno di alcuni militanti della sinistra barese tra cui l’amico e compagno Claudio Riccio e l’ex europarlamentare Eleonora Forenza al termine di una manifestazione antirazzista nel 2018″.
Nel suo intervento, Nobile ha sottolineato la gravità dei capi di imputazione e il riconoscimento giudiziario del “metodo squadrista”, definendo la decisione “storica”.
Dalla perquisizione del 2018 al processo
L’inchiesta aveva preso avvio nel dicembre 2018 con le perquisizioni della Digos nei confronti di 17 persone. Al centro delle indagini, l’attività del circolo Kraken e l’aggressione del settembre precedente.
Nel corso del processo, Alberga aveva dichiarato che il circolo si era affiliato a CasaPound condividendone le idee, ma senza svolgere attività di proselitismo né esortare a violare la legge. Alla domanda se tra i riferimenti culturali del circolo vi fosse anche Mussolini, si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Secondo la sentenza, però, quella sera del 21 settembre 2018 fu messa in atto una violenza definita squadrista e furono compiute manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, con il rischio di riorganizzazione.
Il processo si chiude così con un verdetto che segna un passaggio giudiziario rilevante su una vicenda che per anni ha acceso il dibattito politico e civile nel capoluogo pugliese.









