In tanti hanno attraversato ieri sera le strade della periferia di Foggia per la “Camminata contro la tratta”, l’iniziativa promossa dall’Arcidiocesi di Foggia-Bovino per accendere i riflettori su uno dei fenomeni più drammatici e silenziosi del nostro tempo: la tratta e lo sfruttamento delle persone. Un cammino collettivo fatto di passi, volti e storie, che ha unito fede, impegno sociale e cittadinanza attiva.
La manifestazione, realizzata in collaborazione con la Caritas diocesana di Foggia-Bovino, Fratelli della Stazione, il progetto “La Puglia non tratta” con la Coop. Medtraining, le Figlie della Carità Canossiane e numerose realtà ecclesiali e sociali del territorio, ha visto una partecipazione ampia e trasversale, segno di una sensibilità crescente su un tema che riguarda l’intera comunità.
Il percorso dalla periferia allo Slow Park
La camminata è partita dall’Istituto Figliolia e si è snodata lungo le vie della periferia foggiana, luoghi spesso segnati da marginalità e fragilità sociali, fino a raggiungere lo Slow Park, che per l’occasione ha aperto la sua piazza a un momento di testimonianza e riflessione condivisa.
Qui si è svolto un incontro pubblico che ha intrecciato cultura, memoria e impegno civile, rafforzando il messaggio della serata: la lotta alla tratta passa anche dalla consapevolezza, dalla parola e dalla costruzione di reti solidali.
In questo contesto è intervenuta Khady Sene, direttrice della Caritas diocesana di Foggia-Bovino, che ha offerto una testimonianza diretta, richiamando l’importanza dell’ascolto, della prossimità e dell’impegno quotidiano accanto alle persone vittime di tratta. Parole che hanno restituito il senso profondo della camminata: non un semplice evento simbolico, ma un gesto concreto di vicinanza e responsabilità collettiva.














