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Home - Liste d’attesa, l’allarme di Gimbe: “Dopo 18 mesi nessun beneficio concreto per i cittadini”

Liste d’attesa, l’allarme di Gimbe: “Dopo 18 mesi nessun beneficio concreto per i cittadini”

La Fondazione critica l’attuazione del decreto del 2024: mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma nazionale resta poco utile. Cartabellotta: “Fiumi di annunci, ma nessuna svolta reale per pazienti e famiglie”

Di Redazione
4 Febbraio 2026
in Sanità & Salute
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A distanza di un anno e mezzo dall’approvazione del decreto per il taglio delle liste d’attesa, “non c’è ancora alcun beneficio concreto per i cittadini”. È la denuncia della Fondazione Gimbe, che nell’ultima analisi indipendente sullo stato di attuazione della norma evidenzia ritardi, mancanza di strumenti realmente trasparenti e una piattaforma nazionale che, al momento, non offre informazioni utili ai pazienti. Secondo Gimbe, dopo 18 mesi mancano ancora due decreti attuativi fondamentali, mentre il sistema continua a produrre dati difficili da interpretare e incapaci di restituire una fotografia chiara delle criticità territoriali.

Cartabellotta: “Il decreto non ha prodotto risultati reali”

“Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il Decreto Legge sulle liste d’attesa (DL 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti”. Un giudizio netto, che arriva mentre le liste restano uno dei problemi più sentiti del Servizio sanitario nazionale, tra visite rinviate, esami diagnostici rimandati e ricorso crescente alle prestazioni a pagamento.

Due decreti ancora mancanti, senza scadenze definite

Al 1 febbraio 2026, secondo il Dipartimento per il Programma di Governo, risultano pubblicati quattro dei sei decreti attuativi previsti dal decreto liste d’attesa. Restano però non adottati due provvedimenti chiave, privi di una scadenza definita. Il primo riguarda la metodologia per definire il fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale. Il secondo è legato alle linee di indirizzo per un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e l’ottimizzazione delle agende da parte dei Cup. Due nodi che, secondo Gimbe, rallentano in modo significativo l’efficacia della riforma.

La piattaforma nazionale non aiuta i cittadini

Nel 2025 sono state erogate 57,8 milioni di prestazioni, tra 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa (Pnla) “non dice dove si inceppano esami e visite”, né consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni siano maggiormente coinvolte. Per Gimbe i dati risultano incomprensibili e troppo aggregati: manca una lettura per regione, azienda sanitaria, tipo di prestazione e distinzione tra pubblico e privato accreditato. Inoltre, si stima che circa il 30% delle prestazioni venga erogato in intramoenia, elemento che rende ancora più urgente un monitoraggio trasparente.

Promesse di aggiornamento, ma la versione resta quella iniziale

La prima versione della piattaforma è stata lanciata il 26 giugno 2025. Agenas aveva annunciato entro fine anno una versione 2.0, con dati consultabili per regione e provincia, e una versione 3.0 con consultazione in tempo reale per il primo semestre 2026. Ma al 1 febbraio 2026 la versione pubblica resta ancora quella iniziale, con soli dati aggregati nazionali. Attualmente la piattaforma monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici. Tra le visite, oltre la metà riguarda cinque specialità: oculistica, dermatologica, cardiologica, ortopedica e otorinolaringoiatrica. Per gli esami diagnostici, metà delle prestazioni si concentra su dieci test, soprattutto ecografie, ecocolordoppler e radiografie.

Domanda elevata e rischio inappropriatezza

Secondo Cartabellotta, la domanda più alta riguarda specialità d’organo spesso lontane dalle competenze del medico di famiglia, mentre gli esami più richiesti sono test di primo livello. “Vari studi internazionali stimano una quota di inappropriatezza pari ad almeno il 30%”, osserva Gimbe, sottolineando come una parte delle richieste potrebbe essere evitata con una migliore governance clinica.

Un sistema ancora lontano dalla svolta promessa

L’analisi della Fondazione Gimbe restituisce l’immagine di un decreto ancora incompleto e di una riforma che, nonostante gli annunci, non ha ancora inciso sulla vita quotidiana dei cittadini. Le liste d’attesa restano un’emergenza aperta, mentre pazienti e famiglie continuano a scontrarsi con ritardi, disuguaglianze territoriali e difficoltà nel capire dove e perché il sistema si blocchi.

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Tags: AgenasCupdecreto liste d’attesaFondazione Gimbeintramoenialiste d'attesaNino Cartabellottaprestazioni sanitarieSanitàServizio sanitario nazionale
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