Il Comitato provinciale “Società Civile per il NO” ha una casa in Piazza Giordano, 24 a Foggia. Il Comitato, di cui fanno parte Cgil Anpi, Arci, Acli, Libera, Legambiente, Auser, Udu Link E Uds, potrà ora contare su una sede fisica – nel pieno centro urbano – che avrà il compito di unire tutte quelle persone che credono fortemente nell’ingiustizia della riforma Nordio, una riforma che non servirà ai cittadini ma soltanto ai potenti di turno e controllare la Magistratura.
Non una riforma sulla giustizia, ma una riforma sugli equilibri costituzionali che finora hanno retto lo stato di diritto, che hanno reso la magistratura autonoma e indipendente.
C’erano proprio tutti ieri, organizzazioni, associazioni, magistrati e semplici cittadini. La nostra Costituzione – invidiata al livello mondiale e che spesso hanno provato a copiare – è straordinaria perché si apre con l’enunciazione dei diritti fondamentali. La magistratura è regolamentata all’interno di un tessuto normativo come strumento rispetto ad un fine: la tutela di questi diritti tra cui, il più importante, quello che ci rende uguali davanti alla legge. “Purtroppo non sempre accade che i cittadini siano uguali difronte alla legge, ma affinché possano pensare di esserlo, devono poter contare sull’esistenza di un giudice che non guardi in faccia a nessuno, che sia cioè, incondizionato, che non tremi qualora dovesse dare torto ad una banca e ragione ad un correntista, che non tremi qualora dovesse mettere sotto processo un politico o leggere il nome di un potente all’interno di un’intercettazione o di un affare poco pulito – ricorda Gianpaolo Impagnatiello, docente di Diritto Processuale Civile all’Università degli Studi di Foggia, presidente del Comitato. Proprio per questo la Costituzione ha posto intorno all’attività di un magistrato una rete di garanzia che ha l’obiettivo di rendere quel giudice forte, indipendente e incondizionabile”.
La riforma
“Parliamo di una riforma che il Governo ha monoliticamente posta in campo, varata, portata avanti, fatta approvare e sottoposta al vaglio dei cittadini senza accettare alcuna proposta di emendamento – continua Impagnatiello – è la prima volta che accade in 80 anni di vita della nostra Costituzione. Mai come in questo caso la volontà di mettere mano ad un punto essenziale della nostra Costituzione appartiene a pochi, non corrisponde alla maggioranza degli italiani. Se i cittadini sapessero quanto hanno da perdere con questa riforma, non avrebbero alcun dubbio. Voterebbero NO”.
“Questa riforma Costituzionale avrà, con ogni probabilità, manifestazioni minime di breve termine, e più consistenti a medio e lungo termine – evidenzia Impagnatiello. Chi ci guadagna? Chi risiede nelle stanze del potere, chi condiziona quel potere. In questi decenni sono stati tantissimi i tentativi della politica di condizionare l’indipendenza dei giudici. Basti pensare che da circa una quindicina di anni molte materie sono state tolte al giudice ordinario e affidate al giudice amministrativo. Un passo alla volta. Un cucchiaino dietro l’altro. Perché è successo? Perché quello ordinario è incontrollabile, autonomo e imparziale, insomma è troppo terzo, non guarda in faccia a nessuno. Il giudice amministrativo, invece, è storicamente espressione dell’amministrazione, inevitabilmente molto più sensibile a certe esigenze. Sappiamo bene che questa non è riforma delle carriere, ma crea un altro Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà occuparsi esclusivamente delle carriere dei Pubblici Ministeri rendendoli – badate bene – molto più forti nell’immediato grazie alla presenza di due distinti CSM. Non c’è sistema al mondo che abbia una gestione della macchina giudiziaria di questo tipo. Cosa accadrà dopo? Che si dovrà constatare che questi PM che non rispondono a nessuno, ancora più forti di prima nella loro autonomia, non potranno continuare a rimanere tali, ma dovranno essere assoggettati – così come accaduto in Italia non molti anni fa – al potere politico, dunque al Governo. Questa riforma vede la luce lì dove si modifica la Corte dei Conti, un organo che mette il naso dove non deve, negli appalti pubblici, che si mette di traverso al Governo. Cari cittadini, se la carriera di un giudice dovesse dipendere – anche minimamente – dal tipo di sentenza che dà a chi, secondo voi, darà mai ragione? Al potere o ad un semplice cittadino?” – chiosa il docente.










