Un nuovo intervento sul fronte dei patrimoni ritenuti riconducibili alla criminalità organizzata scuote Manfredonia. La Direzione investigativa antimafia e i carabinieri del Ros – come raccontato ieri – hanno eseguito un sequestro anticipato di beni per un valore complessivo di circa un milione di euro nei confronti di Matteo Lombardi, ergastolano di 56 anni noto come “a’ Carpnese”, e del figlio Michele Lombardi, 35 anni, alias “U’ cumbarill”.
Il provvedimento riguarda un’azienda ittica, la “Marittica”, ampiamente fallita dopo essere stata colpita da interdittiva antimafia, e tre proprietà immobiliari: una casa a Siponto, dove Lombardi venne catturato anni fa, residenza poi demolita e due in provincia di Varese: appartamento e box. La misura è stata disposta dal Tribunale di Bari nell’ambito del procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione, su proposta della Dda e della Dia.
La ricostruzione degli investigatori
Secondo quanto emerge dagli accertamenti, i due imputati avrebbero accumulato nel tempo ricchezze considerate non compatibili con i redditi dichiarati, consolidando – sempre secondo l’ipotesi investigativa – una presenza economica rilevante nel territorio, in particolare nel comparto del mercato ittico locale.
La nota diffusa dagli inquirenti parla di una sproporzione evidente tra le capacità reddituali e la consistenza patrimoniale effettiva, elemento che ha portato all’adozione dei sequestri anticipati, primo passaggio di un percorso giudiziario che potrebbe sfociare nella confisca definitiva.
Il legame con l’inchiesta “Omnia Nostra”
Matteo e Michele Lombardi sono entrambi imputati nel processo “Omnia Nostra”, una delle principali inchieste sulle mafie del Gargano. A loro carico vengono contestati, a vario titolo, reati di associazione mafiosa, estorsioni, rapina, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di beni.
La Direzione distrettuale antimafia ha avanzato richieste di condanna pesanti: 30 anni per il padre, accusato di mafia e del tentato omicidio di Giovanni Caterino detto “Giuann Popò”, uomo dei rivali Li Bergolis-Miucci e basista della strage di San Marco, e 20 anni per il figlio che secondo le carte dell’operazione era il “dominus” della marineria manfredoniana.
L’azienda sequestrata e due degli immobili erano già finiti sotto provvedimento nel dicembre 2021, in occasione del blitz che portò a numerosi arresti. Il sequestro disposto ora rappresenta una nuova fase dell’offensiva patrimoniale.
Il clan e la faida garganica
Matteo Lombardi è considerato figura di vertice del clan Lombardi-Scirpoli-La Torre, gruppo coinvolto nella lunga e sanguinosa contrapposizione con i montanari Li Bergolis-Miucci. Una guerra di mafia che, secondo le ricostruzioni giudiziarie, ha prodotto negli anni decine di omicidi, ferimenti e agguati sul promontorio garganico.
Lombardi è detenuto dal 2019 ed è stato condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Giuseppe “l’Apicanese” Silvestri, avvenuto a Monte Sant’Angelo il 21 marzo 2017. Un tempo “a’ Carpnese” era schierato proprio con i montanari per poi scindersi e fondare un clan tutto suo insieme a Pasquale Ricucci “Fic secc”, ammazzato l’11 novembre 2019, il cognato di quest’ultimo Pietro La Torre detto “U’ Muntaner”, oggi al 41 bis e il mattinatese Francesco Scirpoli detto “Il lungo”, anche quest’ultimo detenuto. Tra i loro alleati c’era anche il boss di Vieste, Marco Raduano alias “Pallone” divenuto collaboratore di giustizia.










