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Home - Morte del bracciante gambiano, Coldiretti e sindacati divisi ma uniti sull’urgenza: “Basta invisibilità e ghetti”

Morte del bracciante gambiano, Coldiretti e sindacati divisi ma uniti sull’urgenza: “Basta invisibilità e ghetti”

Dopo il decesso a Torretta Antonacci, Coldiretti Foggia chiede lavoro e vita dignitosi per i migranti, mentre Flai Cgil e Cgil accusano il Governo e invocano interventi immediati per superare le baraccopoli, con o senza fondi Pnrr

Di Redazione
23 Gennaio 2026
in Cronaca, San Severo e Alto Tavoliere
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La morte del bracciante gambiano di 38 anni, trovato senza vita nell’insediamento di Torretta Antonacci, nelle campagne di San Severo, riaccende il dibattito sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati in agricoltura in Capitanata. Un tema che vede convergere, pur con toni e letture diverse, Coldiretti Foggia e le organizzazioni sindacali.

Coldiretti: “I migranti non siano invisibili”

Per Coldiretti Puglia, i lavoratori extracomunitari rappresentano una risorsa strutturale per l’economia agricola e per la tutela del Made in Italy e non possono essere relegati a una condizione di invisibilità. In questo senso, Coldiretti Foggia rivendica l’avvio di percorsi concreti di tutela e trasparenza, che vanno dall’assistenza fiscale e sociale al trasporto verso i luoghi di lavoro, fino al supporto sanitario e alle vaccinazioni.

Secondo Mario De Matteo, presidente di Coldiretti Foggia, il modello agricolo pugliese offre grandi opportunità occupazionali ma deve poggiare su legalità, regole certe e trasparenza. Centrale, per l’organizzazione, è anche la semplificazione delle procedure di assunzione, soprattutto nei periodi di raccolta, quando la domanda di manodopera stagionale cresce e la burocrazia rischia di penalizzare sia imprese sia lavoratori.

I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno: in Puglia, su 152mila operai agricoli stagionali, circa 43mila sono stranieri, pari al 28 per cento. In provincia di Foggia la percentuale supera nettamente la media regionale. Per Coldiretti, rendere “visibili” questi lavoratori non è solo una questione di giustizia sociale, ma una condizione essenziale per il futuro dell’agricoltura.

Flai Cgil e Cgil: “Omicidi di Stato nei ghetti”

Molto più duro il tono della Flai Cgil Puglia insieme a Cgil e Flai di Capitanata, che parlano apertamente di responsabilità politiche. Secondo i segretari Antonio Ligorio, Gianni Palma e Giovanni Tarantella, il decesso del bracciante gambiano è l’ennesimo episodio di una “strage infinita” che colpisce lavoratori costretti a vivere in condizioni emergenziali.

Le organizzazioni sindacali denunciano il mancato superamento dei ghetti, aggravato dalla revoca delle risorse Pnrr, e sottolineano come proprio la Capitanata, con insediamenti come Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci, rappresenti una delle aree più critiche d’Italia. Vivere in baracche di legno e lamiera, esposti al caldo e al freddo, significa mettere a rischio salute e sicurezza, con conseguenze che, secondo il sindacato, possono arrivare fino alla morte.

La richiesta al prefetto e il nodo politico

Flai e Cgil chiedono al prefetto di Foggia la convocazione delle parti sociali per affrontare il tema del superamento dei ghetti, anche in assenza di fondi Pnrr, e per predisporre interventi in vista della prossima stagione delle grandi raccolte. Per i sindacati, senza una chiara volontà politica, senza regolarizzazione e senza un intervento strutturale anche sul tema della cittadinanza, si continuerà a contare vittime innocenti.

Alla comunità di Torretta Antonacci e ai familiari del lavoratore gambiano, Flai Cgil, Cgil e Flai Foggia esprimono infine vicinanza e cordoglio, ribadendo che il rispetto dei diritti umani deve essere il punto di partenza per qualsiasi politica agricola e migratoria.

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Tags: AgricolturabraccianticaporalatoColdirettiFlai CgilFoggiaMigrantiSan SeveroTorretta Antonacci
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