A Foggia un omicidio non è mai solo un fatto di sangue. Quando la vittima porta un cognome che coincide con decenni di storia criminale, il delitto assume subito un significato più ampio. L’uccisione di Alessandro Moretti, 34 anni, detto “Sassolin”, avvenuta la sera del 15 gennaio in via Sant’Antonio, è un episodio che va letto dentro gli equilibri della “Società Foggiana” e non come un regolamento di conti isolato.
Un cognome mai colpito prima
Alessandro Moretti era il nipote (figlio di un fratello) di Rocco “il porco” Moretti, uno dei nomi storici della mafia foggiana. La sua famiglia, da tre generazioni, è stabilmente al vertice della criminalità organizzata dauna, fin da quando la malavita locale spezzò sul nascere le ambizioni della Sacra corona unita nel capoluogo dauno. Un dato rende questo omicidio diverso da tutti gli altri: fino a oggi nessun componente diretto del clan Moretti era mai stato assassinato. Un tabù durato quarant’anni e infranto con questo agguato.
Il peso di Moretti negli assetti criminali
Secondo le ricostruzioni investigative, Moretti non era una figura marginale. Tornato libero da oltre un anno dopo una lunga detenzione tra carcere e domiciliari, avrebbe avuto un ruolo operativo nella gestione degli affari della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, considerata la più potente delle tre articolazioni della “Società”. Con i vertici storici da tempo detenuti (Rocco, il figlio Pasquale e il nipote Rocco jr), il suo peso specifico negli equilibri interni era forse cresciuto.
Un delitto che parla agli equilibri
Colpire un Moretti significa colpire un simbolo. Una scelta che implica la consapevolezza di una possibile reazione violenta da parte di un gruppo capace di contare su alleanze consolidate non solo a Foggia, ma anche sul Gargano, a San Severo, a Trinitapoli e in altre aree pugliesi ed extra regionali. L’omicidio appare quindi come un messaggio di forza, lanciato mettendo in conto una possibile escalation.
Rivali storici o resa dei conti interna
Resta aperta la questione di chi abbia ordinato l’omicidio. Le indagini si muovono su più fronti: da un lato i rivali storici riconducibili all’area Sinesi-Francavilla, dall’altro l’ipotesi di una frattura interna alla stessa batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Sulla sfondo la terza batteria mafiosa della città: Trisciuoglio-Tolonese. Piste diverse ma coerenti con la storia criminale foggiana. Forse anche l’intenzione di qualcuno di scalare le gerarchie approfittando del vuoto di potere causato dalla numerose operazioni antimafia che si sono susseguite dal 2018 ad oggi.
La droga e gli omicidi del biennio 22-23
Attenzione particolare al mondo della droga dentro il quale sarebbero maturati gli omicidi del 2022 di Roberto Russo alias “il colombiano”, Alessandro Scrocco, Alessandro Scopece detto “Cinghiale” e Agostino Corvino, parente del boss Raffaele “Rafanill” Tolonese, tutti ancora irrisolti. Al momento supposizioni, sospetti, dubbi. L’ultimo delitto “eccellente” risale invece al 2023 quando killer ignoti ammazzarono Salvatore Prencipe detto “Piede veloce”, boss del clan Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, che sembrava fuori dai giochi almeno dal 2015, anno della sua scarcerazione dopo una lunga detenzione. Sulla fine di Prencipe l’ipotesi più avvalorata sembra essere quella di una vendetta, ma anche qui nessuna certezza investigativa. Poi, dopo due anni di tregua apparente, ecco che il sangue è tornato a scorrere sulle strade di Foggia.
Le guerre iniziate sempre allo stesso modo
La storia della “Società Foggiana” mostra una costante inquietante. Le guerre di mafia spesso si sono aperte con colpi mirati ai vertici o ai loro eredi. Dal tentato omicidio di Pinuccio Laviano nel gennaio 1986, alle uccisioni che segnarono i conflitti dei primi anni Novanta, fino alle stagioni di sangue del 1998-1999 e del 2015-2016. Sette guerre, decine di morti, agguati riusciti e falliti, sempre secondo la stessa logica.
Un segnale che rompe un equilibrio
L’omicidio di Alessandro Moretti rompe un equilibrio mai violato prima nella storia criminale foggiana. Non è solo un regolamento di conti, ma un atto che riporta la città dentro schemi già visti e mai davvero superati. Se questo delitto segnerà l’inizio di una nuova guerra lo diranno le indagini e, forse, i prossimi mesi. Ma quando cade un nome così, a Foggia, la storia insegna che nulla resta immobile.










