Non è solo la ricostruzione di un omicidio a tenere impegnati gli investigatori, ma la necessità di decifrare un segnale criminale che potrebbe cambiare gli equilibri della mafia foggiana. L’uccisione di Alessandro “Sassolin” Moretti, 34 anni, avvenuta giovedì sera in via Sant’Antonio, viene letta dagli inquirenti come un atto di rottura, capace di riaprire scenari che la Direzione distrettuale antimafia di Bari vuole neutralizzare sul nascere.
La squadra mobile della Questura di Foggia sta passando al setaccio decine di filmati per ricostruire i movimenti della vittima nelle ore precedenti all’agguato e individuare eventuali fasi di pedinamento o appoggi logistici. Non si esclude che i killer si siano serviti di un basista.
Il tracciato dell’ultima sera
Moretti percorreva via Sant’Antonio in direzione via Manfredonia quando è stato affiancato e colpito con quasi dieci colpi di pistola calibro 7.65. Gli investigatori stanno verificando se il 34enne sia stato seguito lungo il tragitto oppure se i killer siano entrati in azione all’improvviso, sbucando da una strada laterale, probabilmente via Ciano, dopo aver ricevuto un segnale di via libera.
Un dettaglio considerato rilevante è che Moretti, sottoposto a sorveglianza speciale, si era recato in Questura alle 18 per l’obbligo di firma. Due ore dopo è stato assassinato.
Autopsia e funerali sotto controllo
L’autopsia, che verrà eseguita nelle prossime ore, servirà a chiarire ulteriormente le modalità dell’esecuzione e a fornire elementi utili ai magistrati della Dda. Solo successivamente verrà concesso il nulla osta per i funerali, che potrebbero svolgersi in forma strettamente privata, secondo le indicazioni che saranno impartite dal questore per motivi di ordine pubblico.
Un omicidio che colpisce in alto
Secondo chi indaga, l’eliminazione di Alessandro Moretti non è un fatto marginale. L’uomo, dopo aver scontato le condanne, era tornato libero da oltre un anno ed era considerato un elemento di peso negli assetti criminali cittadini. Aveva riportato condanne pesanti sia nel blitz “Ripristino” del 2016, durante la guerra tra il clan Moretti e il gruppo Sinesi-Francavilla, sia nell’inchiesta “Decima Azione” del 2018 contro la mafia del pizzo. Colpire lui significa colpire un simbolo, oltre che una figura operativa.
Chi ha deciso di ucciderlo
Le domande centrali restano aperte. L’ordine di morte è arrivato dall’esterno, da gruppi rivali storici, oppure da fratture interne alle stesse batterie? In passato la mafia foggiana ha già mostrato di sapersi spaccare anche dopo tregue e accordi apparenti, soprattutto quando la spartizione degli affari non soddisfa tutti.
Nelle dinamiche criminali locali, il movente economico resta il più probabile: il denaro e il controllo delle attività illegali continuano a essere la principale causa di regolamenti di conti. Stupefacenti e racket i principali business della “Società Foggiana”.
Un precedente mai registrato
C’è un elemento che rende l’omicidio ancora più delicato. In oltre quarant’anni di storia della criminalità organizzata foggiana, segnata da sette guerre di mafia, mai un appartenente alla famiglia Moretti era stato ucciso. Una famiglia che da tre generazioni occupa posizioni di vertice nella “batteria” della Società foggiana. Per questo motivo, l’eliminazione di “Sassolin” viene interpretata come un fatto senza precedenti.
Il rischio di una nuova escalation
Nelle logiche mafiose, un colpo di questo livello non può restare senza risposta. La vendetta diventa quasi un obbligo per non mostrare segni di debolezza. È su questo punto che si concentrano le maggiori preoccupazioni degli investigatori, impegnati a individuare rapidamente mandanti ed esecutori per impedire che l’omicidio diventi la scintilla di una nuova guerra di mafia a Foggia.










