La pena dovrà essere ridotta, ma non nella misura sperata. La prima sezione della Corte di Cassazione ha deciso che la condanna a 20 anni e 2 mesi inflitta a Roberto Sinesi detto “lo zio”, storico boss della Società Foggiana, dovrà essere ricalcolata applicando il principio della continuazione tra reati. Una rideterminazione al ribasso che, però, non terrà conto delle condanne risalenti ai maxi-processi “Panunzio” e “Day before” degli anni Novanta.
Una decisione che segna un nuovo passaggio giudiziario nella lunga vicenda penale del 64enne, rinviando gli atti alla Corte d’appello di Bari per una nuova quantificazione della pena.
La decisione della Suprema corte
I giudici della Cassazione hanno parzialmente accolto il ricorso presentato contro la sentenza pronunciata lo scorso 25 settembre, stabilendo che la pena finale deve essere rivista perché ritenuta eccessiva. Allo stesso tempo, però, hanno confermato l’impostazione seguita dalla Corte d’appello di Bari, che aveva escluso dal calcolo le condanne più datate, risalenti a oltre vent’anni fa.
In sostanza, la riduzione ci sarà, ma resterà circoscritta alle condanne più recenti, senza effetti dirompenti sull’assetto complessivo della pena.
Trent’anni di carcere e una lunga scia giudiziaria
Al vertice dell’omonimo clan mafioso foggiano, Sinesi ha trascorso complessivamente circa trent’anni in carcere dal 1993 a oggi. Nel suo curriculum criminale figurano condanne per mafia, traffico di droga, estorsioni, corruzione, armi, furti, violazioni della sorveglianza speciale e tentato omicidio, oltre a diverse assoluzioni in procedimenti per omicidio e in alcuni blitz antimafia.
È detenuto ininterrottamente dal 9 settembre 2016 e attualmente si trova al regime del 41 bis nel carcere di Novara dopo lunghe detenzioni tra Rebibbia e la Sardegna.
Le condanne più recenti
Il cumulo di pene che ha portato alla condanna complessiva riguarda tre distinti procedimenti. Nove anni per associazione mafiosa nel processo “Decima Azione”, nato dal blitz del novembre 2018 contro la mafia del pizzo. Dodici anni per estorsione aggravata dalla mafiosità nel processo “Saturno”, relativo al racket dei parcheggi e scaturito dagli arresti del settembre 2016. Cinque anni per il possesso della pistola utilizzata il 6 settembre 2016, quando Sinesi rispose al fuoco e riuscì a mettere in fuga i sicari che tentarono di ucciderlo nei pressi della sua abitazione al rione Candelaro.
Il totale iniziale delle pene era di 26 anni, successivamente ridotti a 20 anni e 2 mesi con l’applicazione della continuazione limitata a questi tre procedimenti.
Il nodo della continuazione tra reati
Il cuore della vicenda giudiziaria ruota attorno al meccanismo della continuazione, che consente di mitigare gli effetti del cumulo di pene inflitte in processi diversi. In una prima fase, la Corte d’appello di Bari aveva esteso questo principio anche alle condanne degli anni Novanta, rideterminando la pena in poco più di sette anni e disponendo la scarcerazione nel febbraio 2024.
Una libertà durata meno di due giorni, perché la Procura generale ottenne l’immediata revoca del provvedimento. La Cassazione, nel maggio successivo, confermò che non era possibile collegare reati commessi a distanza di vent’anni, annullando quella decisione.
Nuovo ricalcolo all’orizzonte
Ora la Suprema corte ha ribadito l’esclusione dei vecchi processi dal computo, ma ha anche stabilito che la pena di 20 anni e 2 mesi debba essere nuovamente rivista. Toccherà alla Corte d’appello di Bari stabilire di quanto verrà ridotta la condanna, in un ricalcolo che si annuncia contenuto e lontano da ipotesi di scarcerazione imminente.
Resta inoltre pendente il processo d’appello per il tentato omicidio del boss rivale Vito Bruno Lanza detto “U’ Lepre” risalente al 2015, nel quale Sinesi è stato condannato in primo grado a 16 anni come mandante, ma in appello, ancora in corso, il pg ha chiesto una riduzione a 10 anni. Anche da quel procedimento potrebbe arrivare un’ulteriore pena, destinata a incidere sul quadro finale.










