Nuovo capitolo del processo “Giù le mani” sul presunto intreccio illecito tra politica e imprenditoria a Manfredonia. In aula a Foggia si va avanti con il filone relativo a Michele Fatone detto “Racastill”, ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.
Davanti ai giudici è proseguito l’esame del teste Lorenzo Caracciolo, dipendente dell’azienda. Durante l’udienza sono emersi i precedenti penali dello stesso Caracciolo e anche di suoi stretti familiari in espiazione pena, i difensori hanno infatti chiesto l’acquisizione dei certificati penali. L’uomo ha poi riferito circa i modi bruschi utilizzati da Fatone, ma che sarebbero stati legati esclusivamente a questioni lavorative quando l’imputato era responsabile del personale. Caracciolo ha parlato di semplici rimproveri per alcuni interventi svolti non esattamente a regola d’arte.
Ha poi confermato l’episodio del peculato ma con alcune precisazioni. In buona sostanza, il teste si sarebbe recato presso la campagna di Fatone con i mezzi dell’azienda per un’attività di disinfestazione, ma lo avrebbe raggirato utilizzando solo acqua. “Durante lo svolgimento delle mie mansioni mi venne chiesto di passare anche dalla sua campagna ma buttai acqua”, le parole del teste.
Infine, ha riferito di aver assistito ad un battibecco tra Fatone e un lavoratore e di aver appreso dal teste Manzella, noto per aver denunciato i “Racastill” dopo un’aggressione fisica subita, di una lite sul porto tra l’imputato e un altro dipendente. Per quest’ultimo episodio, il lavoratore avrebbe presentato denuncia nei confronti di Fatone salvo poi ritirarla.
Si tornerà in aula a fine gennaio con il riesame di Caracciolo da parte dei pm, poi si proseguirà con altri testi sempre per il filone Ase. Udienze calendarizzate fino a marzo, successivamente toccherà agli altri filoni per i quali si attende ancora il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni.
I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestati
Il processo “Giù le mani” nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di Finanza ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.
Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.
Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.
Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.










