L’intera minoranza del Consiglio comunale di Foggia ha presentato un’istanza formale al prefetto per segnalare le ripetute mancate risposte dell’amministrazione comunale sullo stato di attuazione di delibere consiliari approvate, in molti casi all’unanimità. Una situazione che, secondo i consiglieri firmatari, impedisce di fatto l’esercizio pieno delle funzioni di controllo e indirizzo previste dalla legge.
La richiesta al prefetto e il nodo delle risposte mancate
A motivare l’iniziativa è il silenzio che da mesi accompagna le richieste di chiarimento avanzate dai consiglieri sullo stato di attuazione di atti amministrativi già approvati. Un comportamento che, viene evidenziato nella nota, contrasta con quanto previsto dagli articoli 42 e 43 del Testo unico degli enti locali e dall’articolo 11 del regolamento del Consiglio comunale di Foggia, che garantiscono ai consiglieri il diritto di informazione e di controllo sull’operato della Giunta.
Le critiche alla sindaca Episcopo
Nel mirino della minoranza finisce la sindaca Maria Aida Episcopo, accusata di non aver dato seguito, insieme al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale, a reiterate comunicazioni ufficiali inviate via PEC. Secondo i consiglieri, a fronte di messaggi pubblici sui social improntati a dialogo e disponibilità verso i cittadini, non vi sarebbe stato lo stesso atteggiamento nei confronti dell’organo consiliare.
Le delibere al centro della polemica
A richiamare l’attenzione del prefetto sono delibere consiliari approvate tra il 2024 e il 2025, alcune risalenti a oltre un anno fa, riguardanti temi definiti “gravi e cogenti” per la città. Tra questi, l’emergenza idrica e il ciclo integrato dell’acqua, ma anche le politiche di sviluppo legate alle infrastrutture strategiche come l’aeroporto e la stazione AV di Foggia. Atti che impegnavano la Giunta a coinvolgere altri enti e istituzioni sovracomunali, rafforzando il peso politico delle decisioni assunte dal Consiglio.
Il ruolo del Consiglio comunale e delle Commissioni
Secondo quanto denunciato, il mancato riscontro formale rappresenterebbe una mancanza di rispetto istituzionale nei confronti del Consiglio comunale, sia nella sua forma collegiale sia attraverso le Commissioni. Un atteggiamento che, a giudizio dei consiglieri di opposizione, svuota di contenuto il ruolo dell’assemblea elettiva e riduce la trasparenza dell’azione amministrativa su questioni ritenute essenziali per l’intera comunità foggiana.
Il caso del DUP e le possibili nuove iniziative
Tra gli esempi citati figura anche il Documento unico di programmazione 2026-2028, definito “emblematico” per le discrasie riscontrate nei dati sul patrimonio comunale e per le incongruenze rispetto a precedenti indirizzi consiliari. Una vicenda che, secondo il consigliere Pasquale Cataneo, primo firmatario dell’istanza insieme ai colleghi Amorese, Fusco, Accettulli, Pellegrino, Nunziante, Di Mauro, Mainiero, Soragnese, Angiola e Rignanese, potrebbe portare a coinvolgere ulteriori istituzioni, in attesa delle determinazioni della Prefettura.










