È definitiva la decisione della Cassazione sulla posizione di Emiliano Francavilla, 47 anni, tra i boss al vertice del clan Sinesi-Francavilla della “Società Foggiana”, fratello minore di Antonello Francavilla. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile perché tardivo il ricorso presentato dalla Procura generale di Bari contro la decisione della corte d’appello che, il 4 aprile 2025, aveva concesso al boss gli arresti domiciliari a Foggia.
Il ricorso è stato depositato con 85 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto e, per questo motivo, non è stato esaminato nel merito. Francavilla resta dunque ai domiciliari.
Il ricorso fuori tempo massimo
Secondo quanto accertato dalla Cassazione, l’atto di impugnazione è stato depositato il 14 aprile 2025 alle 13.25, ultimo giorno utile per presentarlo. Tuttavia, il deposito avrebbe dovuto avvenire entro le 12, orario di chiusura al pubblico della cancelleria della corte d’appello di Bari.
Un vizio formale che si è rivelato decisivo. La seconda sezione della Cassazione ha così confermato la decisione del Tribunale della libertà di Bari del 31 luglio 2025, che aveva già dichiarato inammissibile il ricorso ritenendolo tardivo.
La linea dell’accusa e il nodo dei termini
Procura generale e Dda sostenevano che il termine dei dieci giorni per impugnare la concessione dei domiciliari scadesse il 15 aprile e non il 14, dal momento che l’ordinanza della corte d’appello era stata trasmessa alla Procura alle 19.45 del 4 aprile, oltre l’orario d’ufficio.
Una tesi che non ha retto. Per i giudici, infatti, mentre per gli atti del giudice rileva il giorno del deposito, per quelli delle parti contano data e ora, che devono rientrare nell’orario di apertura degli uffici. Da qui la declaratoria di inammissibilità.
Il tentato omicidio Fratianni
Francavilla è stato condannato in secondo grado a 8 anni e 8 mesi per il tentato omicidio aggravato dalla mafiosità del costruttore Antonio Fratianni, agguato pianificato nel giugno 2022 e sventato dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla squadra mobile.
Secondo l’accusa, il boss era l’ideatore del progetto di morte, organizzato per vendicare il ferimento del fratello Antonello Francavilla e del figlio minorenne, colpiti a colpi di pistola il 2 marzo 2022 a Nettuno mentre erano in casa. Un episodio che ha innescato una spirale di violenza tra clan.
Il piano sventato e l’intervento della squadra mobile
Il 26 giugno 2022 Francavilla e altri cinque foggiani furono fermati mentre erano pronti ad agire. Tre uomini armati, tra cui lo stesso Francavilla, erano appostati in auto in attesa del rientro a Foggia di Fratianni per ucciderlo all’uscita del casello autostradale. Altri due complici avevano il compito di segnalare l’arrivo della vittima lungo l’A14. L’intervento della polizia permise di scoprire il piano e mettere in salvo il costruttore.
La confessione in appello e i domiciliari
Dopo essersi inizialmente proclamato innocente, Francavilla ha confessato durante il processo d’appello, nel febbraio 2025, di aver progettato l’omicidio per vendicare il nipote rimasto gravemente ferito. Sulla base di quella confessione, la corte d’appello gli ha concesso prima i domiciliari, dopo 2 anni e 8 mesi di carcere, e successivamente la riduzione della pena da 12 anni a 8 anni e 8 mesi.
“È pericoloso”, ma il carcere resta escluso
La Procura generale aveva contestato duramente la scelta dei domiciliari, sottolineando la pericolosità sociale di Francavilla, il suo ruolo apicale nel clan e la gravità del reato aggravato dalla mafiosità. Tuttavia, il Tribunale della libertà prima e la Cassazione poi non sono entrati nel merito della valutazione, fermandosi al dato preliminare e decisivo del ricorso presentato fuori termine. Un errore procedurale che ha chiuso definitivamente la partita cautelare: Emiliano Francavilla resta ai domiciliari.










