“L’immagine che hai diffuso ieri sera vale più di mille parole”. Parte da qui la lettera aperta che Pier Luigi Lopalco, ex assessore alla Salute della Regione Puglia, ha indirizzato al nuovo presidente Antonio Decaro, dopo la scelta simbolica di affrontare subito il tema delle liste d’attesa come primo atto del suo mandato.
Un segnale forte, secondo Lopalco, che però apre a una riflessione più profonda. Perché, scrive, “a problemi complessi non si risponde con soluzioni semplici”, e quello delle liste d’attesa è “il problema più complesso che tutti i sistemi sanitari del mondo si trovano ad affrontare”.
Liste d’attesa, il rischio delle soluzioni tampone
Nel suo intervento, Lopalco mette in guardia da provvedimenti estemporanei che, pur potendo tamponare alcune emergenze, rischiano di non risolvere il nodo strutturale. Anzi, avverte, aumentare l’offerta di prestazioni potrebbe persino produrre un effetto paradossale, generando una domanda ancora maggiore.
“È sulla domanda che bisogna agire”, scrive l’ex assessore, sottolineando come questa sia la vera difficoltà politica. Una difficoltà che implica dire ai cittadini che anche loro sono parte del problema, quando pretendono esami non necessari o chiedono controlli diagnostici senza una reale indicazione clinica.
Esami inutili e medicina difensiva
Secondo Lopalco, il sistema è appesantito da un uso eccessivo e spesso inappropriato della diagnostica. “Le indagini più benevole ci dicono che almeno il 20% delle richieste è inutile. Personalmente credo che almeno il 50% sia inappropriato”, scrive senza mezzi termini.
Una quota significativa di responsabilità, aggiunge, ricade anche sui medici che “non visitano più”. Un esame obiettivo accurato, spiega, potrebbe evitare molte richieste di RX, ECG o ecografie. Un richiamo diretto alla centralità della visita clinica, progressivamente sacrificata a favore di una medicina sempre più difensiva e burocratizzata.
Rendite di posizione e scelte impopolari
Nel passaggio più politico della lettera, Lopalco parla apertamente di “rendite di posizione diffuse su tutto il territorio regionale”, alimentate da scelte politiche deboli. Un sistema che, a suo giudizio, va scardinato, anche a costo di decisioni impopolari.
“È difficile dire a un sindaco amico che un pronto soccorso o un punto nascita devono chiudere”, ammette, ma aggiunge una posizione netta: non farebbe mai partorire una persona cara in un reparto con meno di mille parti l’anno, né si affiderebbe a un pronto soccorso privo di un ospedale realmente attrezzato per le emergenze.
“Pensare in grande”: la Puglia come laboratorio
Il messaggio finale è un incoraggiamento diretto a Antonio Decaro, richiamando le sue stesse parole: per fare bene le cose bisogna scontentare qualcuno. Secondo Lopalco, il nuovo presidente ha la forza politica e il mandato elettorale per farlo.
“È arrivato il momento di pensare in grande”, conclude. “La sanità italiana ha bisogno di una rivoluzione. La Puglia potrebbe essere il cantiere giusto per avviarla”.












