La scelta del silenzio davanti al giudice per le indagini preliminari per nove indagati a rischio arresto, accusati a vario titolo di spaccio di cocaina e hashish e di inosservanza alla sorveglianza speciale. Tra loro figura anche Raffaele Tolonese, 67 anni, detto “Rafanill”, uno dei boss storici della “Società Foggiana”, insieme al figlio Leonardo Tolonese e al genero Rocco Soldo. Gli interrogatori preventivi si sono svolti ieri mattina in Tribunale, come previsto dalla legge Nordio, prima dell’eventuale adozione di misure cautelari.
Ora toccherà al gip Marialuisa Bencivenga valutare, alla luce degli atti e delle posizioni emerse, se accogliere la richiesta del pm Alessio Marangelli di disporre gli arresti oppure se lasciare gli indagati a piede libero, come chiesto dalle difese, che contestano la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari, trattandosi di fatti risalenti al 2024.
Le posizioni dei nove indagati
Secondo l’accusa, “Rafanill” sarebbe estraneo al giro di spaccio e risponde solo della violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Orta Nova. In particolare, avrebbe raggiunto Foggia in tre occasioni, recandosi in agenzie di pompe funebri e in un circolo cittadino, circostanze documentate da video e fotografie.
Tolonese junior, 39 anni, è già ai domiciliari dopo una condanna in primo grado a quattro anni per il possesso di 370 grammi di cocaina, episodio collegato all’inchiesta e culminato con l’arresto in flagranza il 19 luglio 2024. Con lui è indagato il cognato Rocco Soldo, 46 anni, oltre a Ciro Spinelli, 40 anni.
Completano il quadro i fratelli Stefano Mucciarone, Lucio Mucciarone e Mario Mucciarone, rispettivamente di 45, 50 e 61 anni. Stefano Mucciarone, altro nome noto alle cronache foggiane, sarà sentito nelle prossime 48 ore ma anche lui dovrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Indagati inoltre Nicola Lepore, 62 anni e Michele Bozza, 50 anni, residente a Grottaminarda.
A questi ultimi otto indagati il pm contesta complessivamente 23 episodi di cessione e vendita di cocaina e hashish, avvenuti a Foggia tra maggio e novembre 2024.
L’inchiesta e i primi arresti
L’indagine coordinata dalla procura e condotta dai carabinieri conta complessivamente 35 indagati. Il 15 dicembre 2025 il gip, valutando la posizione di 26 di loro, firmò 24 ordinanze cautelari: 19 in carcere e cinque ai domiciliari, rigettando le richieste per altri due sospettati. In quel caso veniva contestata l’aggravante dell’ingente quantitativo di droga, motivo per cui non furono disposti interrogatori preventivi.
Tra i 24 arrestati figurava anche Alessio Lioce, 41 anni, inizialmente detenuto in carcere e poi ammesso ai domiciliari tre giorni fa dal Tribunale della libertà di Bari.
Il presunto sistema dello spaccio a Foggia
Secondo pm e investigatori, sulla base di intercettazioni, video, sequestri di droga e arresti in flagranza, una parte consistente del mercato dello spaccio a Foggia sarebbe gestita da cittadini albanesi residenti nel capoluogo dauno e capeggiati da Shaban Shima, principale indagato. Questi si rifornirebbero da connazionali di cocaina e hashish, per poi rivendere la sostanza a grossisti e spacciatori foggiani, mantenendo contatti anche con soggetti affiliati o contigui ai clan della “Società Foggiana”.
A un livello ritenuto inferiore rispetto ai narcotrafficanti albanesi, “si attesta l’attività di spaccio svolta da Tolonese e Soldo”, scrive il pm nella richiesta di ulteriori arresti ora al vaglio del gip. Secondo l’accusa, i due cognati avrebbero avuto canali autonomi di approvvigionamento di cocaina e hashish, acquistando la sostanza, in particolare l’hashish, da Spinelli, e rivendendola anche a referenti locali, tra cui i fratelli Mucciarone. La decisione del giudice sulle eventuali misure cautelari è attesa nei prossimi giorni.











