Nuove polemiche sulla gestione del verde pubblico a Foggia. Al centro della contestazione c’è Piazza Pavoncelli, dove, secondo quanto denunciato dal WWF Foggia, si sarebbe verificato “l’ennesimo caso in cui gli alberi vengono sostituiti con gli appalti”. Un’accusa pesante, che riprende e rilancia una segnalazione pubblicata nei giorni scorsi da Conalpa Foggia e che chiama direttamente in causa l’amministrazione comunale.
Le promesse e i fatti
Nel mirino finiscono in particolare le dichiarazioni rilasciate lo scorso 7 novembre dall’assessore all’Urbanistica Giuseppe Galasso, che ai microfoni de l’Immediato aveva assicurato: “Le alberature esistenti non saranno rimosse”, spiegando che l’intervento avrebbe puntato piuttosto a un potenziamento del verde.
Secondo il WWF, però, i fatti andrebbero in tutt’altra direzione. “Ancora una volta dobbiamo sottolineare come l’amministrazione comunale e i suoi assessori siano distanti dalle dichiarazioni pubbliche e dalla realtà”, scrive l’associazione, parlando apertamente di nuovi abbattimenti e di parole non corrispondenti a quanto avviene sul territorio.
Il nodo delle perizie e la trasparenza
Il WWF anticipa anche quelle che definisce “le solite risposte”, ovvero il richiamo a certificazioni tecniche che attesterebbero la pericolosità degli alberi. Una giustificazione che, secondo gli ambientalisti, non basta più, soprattutto alla luce degli impegni assunti durante la campagna elettorale.
In particolare viene richiamato il Patto Verde, sottoscritto da associazioni e candidati sindaco, che prevedeva l’istituzione della Consulta dell’Ambiente e del Territorio come strumento di confronto, trasparenza e partecipazione democratica sulle scelte che riguardano il verde e l’assetto urbano.
“Che fine ha fatto la Consulta?”
La domanda posta dal WWF è diretta e politica. “Che fine ha fatto la Consulta?”, chiede l’associazione, rivolgendosi alla sindaca Maria Aida Episcopo e all’assessora all’Ambiente Lucia Aprile, entrambe indicate come sostenitrici di questo strumento. L’interrogativo viene esteso anche ai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione.
Per il WWF, il problema non è solo tecnico, ma democratico. “A chi fa paura la trasparenza?”, si legge nel post, insieme a una critica netta al metodo: decisioni prese senza un confronto preventivo e comunicate ai cittadini solo dopo l’avvio dei lavori, “dopo il rumore delle motoseghe”.
Una visione di città ancora assente
Nel giudizio dell’associazione ambientalista, la vicenda di Piazza Pavoncelli non è un caso isolato, ma l’ennesimo segnale di una gestione del verde pubblico priva di programmazione e di una visione all’altezza del 2026. “Nel frattempo – conclude il WWF – la gestione del verde pubblico, la programmazione e l’idea di una città degna del nostro tempo restano sempre più un sogno”.
Una presa di posizione che riaccende il dibattito sul rapporto tra amministrazione, associazioni e cittadini, e che promette di tenere alta l’attenzione sulle scelte che riguardano il patrimonio verde della città.










