La criminalità organizzata pugliese ha progressivamente mutato pelle. Meno sparatorie, meno intimidazioni plateali, più società, fatture, flussi finanziari e investimenti nell’economia legale. Un fenomeno ormai consolidato che attraversa l’intera regione e che impone strumenti investigativi sempre più sofisticati, fondati sulla prevenzione e sull’attacco ai patrimoni illeciti.
È in questo scenario che si colloca l’azione della Direzione Investigativa Antimafia di Bari, guidata dal colonnello Giuseppe Giulio Leo, 53 anni, ufficiale della Guardia di finanza con una lunga esperienza maturata tra indagini complesse, cooperazione internazionale e tutela dell’economia sana. Un profilo che, come ha sottolineato anche La Gazzetta del Mezzogiorno in un recente approfondimento, rappresenta oggi uno dei riferimenti nel contrasto alla criminalità organizzata ed economica nel Mezzogiorno.
Lo scorso ottobre Leo è stato nominato capo del Centro Dia di Bari. Negli ultimi anni ha diretto indagini di rilievo, anche transnazionale, contro immigrazione clandestina, riciclaggio, evasione fiscale, corruzione e frodi legate ai bonus edilizi. Un impegno che gli è valso il Premio nazionale “Ambiente e Legalità” di Legambiente e Libera, conferito da Luigi Ciotti, per il contributo alle inchieste antimafia in territori ad alta esposizione alle infiltrazioni criminali.
I settori più vulnerabili dell’economia pugliese
Edilizia, agroalimentare, commercio, ristorazione, gestione dei rifiuti e gioco legale restano i comparti più esposti alle mire dei clan. Settori caratterizzati da elevata liquidità e, talvolta, da minori livelli di trasparenza, ulteriormente attrattivi per l’afflusso di risorse legate ai bonus edilizi e al Pnrr. La Dia, come spiegato dal colonnello Leo, monitora costantemente questi ambiti attraverso l’analisi delle operazioni finanziarie sospette, il supporto alle Prefetture per le interdittive antimafia e i controlli su cantieri e appalti pubblici di maggiore rilevanza.
Confische e sequestro dei patrimoni, la leva decisiva
Nel 2025 in Puglia sono stati confiscati oltre 30 milioni di euro a soggetti legati alla criminalità organizzata. Un dato che conferma come colpire i patrimoni significhi indebolire concretamente le mafie. Il risultato nasce da indagini patrimoniali approfondite, dall’analisi dei flussi finanziari e dall’incrocio tra dati bancari, visure camerali e movimenti societari, in stretto raccordo con l’autorità giudiziaria e le altre forze di polizia. Un lavoro silenzioso e continuo che mira a ridurre la capacità di condizionamento dei clan sul territorio.
Criminalità senza confini e cooperazione internazionale
Le recenti operazioni sull’asse Puglia-Albania confermano una criminalità sempre più transnazionale. Le organizzazioni mafiose sfruttano società di comodo e sistemi finanziari esteri per riciclare capitali e reinvestirli nell’economia legale. La cooperazione internazionale, soprattutto attraverso le Squadre investigative comuni, consente di superare gli ostacoli giuridici e di colpire beni e capitali anche fuori dall’Italia, smantellando reti criminali complesse.
Turismo, industria e il rischio infiltrazioni
Dove cresce l’economia cresce anche l’interesse delle mafie. Dal Foggiano al Salento, edilizia, industria e comparto turistico sono osservati speciali. Strutture ricettive, b&b e attività dell’indotto rappresentano nuovi fronti di possibile infiltrazione. La Dia interviene con controlli mirati sulla titolarità delle imprese, sui flussi finanziari e sulla gestione delle attività, per prevenire il riciclaggio e bloccare l’ingresso di capitali illeciti nei settori strategici per lo sviluppo regionale.
Collaboratori di giustizia e indagini economiche
In una criminalità sempre più sommersa, anche il contributo dei collaboratori di giustizia assume un ruolo centrale nelle indagini economiche. Le dichiarazioni, però, devono essere sempre riscontrate con elementi oggettivi: documentazione bancaria, dati societari e riscontri investigativi. Solo così possono tradursi in sequestri e confische efficaci.
Appalti pubblici e prevenzione amministrativa
Appalti e subappalti restano uno dei principali terreni di penetrazione mafiosa, soprattutto negli affidamenti sotto soglia. L’azione di contrasto passa dall’analisi dei profili economico-finanziari delle imprese, dagli accessi nei cantieri e dal coordinamento con Prefetture e autorità locali per intercettare anomalie nei bandi. La prevenzione amministrativa, se tempestiva, può bloccare l’infiltrazione prima che diventi strutturale.
Legalità e giovani, una sfida culturale
Accanto alla repressione, resta centrale l’investimento sui giovani e sulla cultura della legalità. La Dia è impegnata in iniziative nelle scuole, nella valorizzazione dei beni confiscati e nei progetti di memoria civile, spesso in collaborazione con associazioni come Libera. Un lavoro che rafforza il senso di responsabilità collettiva e che, come ricordato dallo stesso Leo, dà pieno significato anche al riconoscimento conferito da Luigi Ciotti: una legalità costruita insieme, a partire dalle nuove generazioni.












