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Home - La criminalità organizzata in Puglia cambia strategia: meno controllo armato, più affari e corruzione

La criminalità organizzata in Puglia cambia strategia: meno controllo armato, più affari e corruzione

Il procuratore Roberto Rossi, in un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, fotografa l’evoluzione delle mafie pugliesi tra frammentazione dei clan, criminalità economica e difficoltà investigative

Di Redazione
21 Dicembre 2025
in Cronaca, Puglia
Roberto Rossi

Roberto Rossi

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La criminalità organizzata in Puglia non è scomparsa, ma ha cambiato profondamente pelle. I clan continuano a esistere, si adattano alla pressione investigativa e ridisegnano le proprie strategie, spostando il baricentro dal controllo militare del territorio agli affari, alla corruzione e all’economia illegale. È il quadro delineato dal procuratore Roberto Rossi in un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, che offre una lettura complessiva dello stato delle mafie pugliesi.

La criminalità organizzata non arretra, si riorganizza

“La criminalità organizzata nel territorio della città metropolitana di Bari esiste ancora e mantiene i suoi clan, ma se osservata in una prospettiva storica ha ridotto in modo significativo la propria capacità di influenza”. Rossi descrive un fenomeno ciclico, segnato dall’azione repressiva dello Stato e dalla capacità delle organizzazioni di rimettersi in moto. Arresti, detenzioni e ritorni in libertà producono fasi di apparente calma, seguite da nuove attività criminali, in particolare nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni.

Il controllo del territorio non è più totale

Rispetto al passato, il dominio dei clan su intere aree non è più compatto. Gruppi storici, come quello dei Capriati, non esercitano più un controllo assoluto e continuativo. La presenza criminale resta, ma è frammentata, disomogenea, “a macchia di leopardo”. Un elemento determinante è l’alto numero di collaboratori di giustizia, spesso molto efficaci perché le organizzazioni pugliesi non sono strutturate in compartimenti stagni. Chi collabora conosce relazioni e dinamiche trasversali tra più gruppi, rendendo le indagini più incisive.

Corruzione ed economia illegale al centro degli interessi

Nell’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, Rossi individua nella corruzione uno dei fronti più insidiosi. Un fenomeno pervasivo, che attraversa settori apparentemente sani della società e che richiede un enorme impiego di risorse investigative. La lotta alla criminalità, sottolinea il procuratore, non può limitarsi ai reati violenti o alle mafie in senso stretto: evasione fiscale, elusione e corruzione sono strumenti fondamentali per accumulare profitti da reinvestire nel traffico di droga e in attività economiche formalmente lecite.

Procure in difficoltà per carenze strutturali

I dati che collocano la Puglia tra le regioni con un alto tasso di corruzione possono essere letti anche come segnale dell’efficacia dell’azione giudiziaria. Tuttavia, la Procura di Bari, come molte altre realtà, opera con organici insufficienti e basati su criteri storici ormai superati. A questo si aggiunge il forte turnover del personale del Ministero della Giustizia, dovuto a stipendi poco competitivi e a scarse prospettive di crescita professionale.

Le riforme e il rischio di indebolire le indagini

Preoccupazione viene espressa anche per l’impatto delle recenti riforme sulla magistratura. Le limitazioni su intercettazioni, acquisizione dei dati dai telefoni e interrogatorio preventivo rischiano di ridurre l’efficacia dell’azione investigativa. “È contraddittorio chiedere maggiore sicurezza ai cittadini e allo stesso tempo limitare strumenti fondamentali per garantirla”, osserva Rossi, ribadendo che la sicurezza si costruisce con uomini, mezzi e strumenti adeguati.

Risultati ottenuti e una sfida ancora aperta

Il bilancio dell’attività della Procura resta comunque positivo. Negli ultimi anni sono stati sequestrati profitti illeciti per centinaia di milioni di euro, tutelate centinaia di donne vittime di violenza e ridotti numerosi reati. Un lavoro che, come ribadito dal procuratore a La Gazzetta del Mezzogiorno, deve poter continuare senza ulteriori limitazioni. Da qui l’auspicio che sul referendum sulla giustizia prevalga il “no”, per evitare scelte politiche che possano indebolire la capacità dello Stato di difendere i cittadini.

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Tags: corruzionecriminalità organizzataGiustiziala gazzetta del mezzogiornomafia puglieseProcurePugliaRoberto Rossi
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