La riunione convocata questa mattina in Prefettura a Foggia per affrontare la crisi di Casa Sollievo della Sofferenza si è conclusa senza passi avanti. Al tavolo erano presenti i sindacati, la Regione Puglia rappresentata da Raffaele Piemontese e Vito Montanaro, e il direttore generale dell’ospedale Gino Gumirato. L’incontro, atteso come occasione decisiva per sbloccare una vertenza sempre più tesa, si è invece chiuso con un nulla di fatto, alimentando la preoccupazione dei lavoratori e lo spettro sempre più concreto di uno sciopero generale.
Allarme dei sindacati: “Assistenza a rischio e stipendi indeboliti”
Al termine del confronto, Luigi Giorgione, segretario generale della UIL FPL Foggia, ha parlato di una situazione “molto preoccupante”. La crisi, ha spiegato, si muove su due fronti: da un lato il rischio di un peggioramento dell’assistenza ai cittadini, dall’altro l’impatto del nuovo contratto proposto dalla Fondazione. Il passaggio dal contratto pubblico a quello privato, giudicato meno vantaggioso, comporterebbe condizioni peggiorative rispetto ai dipendenti del settore pubblico, “i cui contratti sono più onerosi e quindi migliorativi”. Una disparità che, secondo il sindacato, potrebbe portare molti professionisti a lasciare la struttura.
Il recente tentativo di mediazione in Prefettura, ha aggiunto Giorgione, “si è concluso con un mancato accordo” e senza alcun risultato concreto. Per questo motivo la UIL FPL sta preparando “qualche giornata di sciopero generale” da tenersi nelle prossime settimane. Per sbloccare la vertenza, secondo il sindacato, la questione deve essere affrontata direttamente dal Vaticano, in particolare dalla Segreteria di Stato, ritenuta “il vero datore di lavoro” di Casa Sollievo.
La delusione della CISL: “Il contratto privato sarà applicato il primo marzo”
Ancora più netta la posizione espressa da Giuseppe Mangiacotti, CISL territoriale Foggia, all’uscita dalla riunione. “Assolutamente non siamo contenti di questa riunione perché ci aspettavamo un’apertura da parte del Cda e da parte del direttore generale. Il quale ha espressamente confermato che applicherà al primo marzo il contratto privato e, per quanto riguarda gli adeguamenti contrattuali e gli arretrati, non ne vuole capire per adesso”.
Secondo Mangiacotti, l’unica disponibilità accennata dalla direzione è stata l’ipotesi di “un tavolo di trattative”, ma senza alcuna apertura immediata. Con il fallimento del tavolo di raffreddamento, ha ricordato, la normativa sugli scioperi consente ora la proclamazione delle giornate di stop. “Lo faremo unitamente a tutte le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Fials, Ugl, Nursing, Gap e Nursing. E in più c’è la Nao, sindacato dei dirigenti biologi, e l’Amnis, sindacato dei medici.”
Quanto alle date, occorrerà attendere gennaio: “Essendo sotto le festività, la Commissione di garanzia interdice questi periodi. Tuttavia dopo domani siamo convocati tutti i sindacati, compresi quelli dei medici, per discutere ed eventualmente proclamare le giornate di sciopero”.
Regione in allerta, vertenza nelle mani della Segreteria di Stato
La Regione, rappresentata dall’assessore Raffaele Piemontese, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze sulla continuità assistenziale. Ma per i sindacati il nodo centrale resta la posizione del Vaticano: solo un intervento della Segreteria di Stato, ribadiscono, può modificare la linea del Cda e del direttore generale.
Il confronto in Prefettura, atteso come momento decisivo, si è così chiuso con un nulla di fatto e con un clima di crescente tensione. Mentre gli operatori sanitari temono un peggioramento delle condizioni di lavoro e dell’assistenza, la vertenza entra ora nella fase più delicata, con lo sciopero generale pronto a diventare realtà all’inizio del nuovo anno.











