È iniziato oggi il processo agli 8 imputati che hanno scelto la via del dibattimento in Mari e Monti”, dal nome del blitz del 2024 contro il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. Altri 42, tra cui il boss Enzo Miucci, 42 anni detto “Renzino” o “U’ Criatur”, scelsero invece il rito abbreviato, in corso a Bari, con sentenza prevista entro l’estate 2026.
Davanti al collegio dei giudici Carnevale, De Cesare, Volino, accusa e difesa hanno mosso le prime pedine di quello che potrebbe essere un lungo procedimento penale.
Un punto cruciale dell’udienza ha riguardato la gestione delle intercettazioni. A fronte della richiesta di trascrizione avanzata dalla procura, la difesa ha adottato una strategia collaborativa, fornendo il consenso all’acquisizione della maggior parte delle trascrizioni senza la necessità di nominare un perito. Tuttavia, è stata fatta un’eccezione per 35 intercettazioni specifiche, per le quali è stata formalmente richiesta una perizia di trascrizione. Altre parti processuali si sono invece opposte all’acquisizione. Per procedere con le trascrizioni richieste, il collegio ha nominato il dottor Gallo come perito.
Fari su Dino Miucci, presunto “uomo degli appalti”
Tra gli otto processati a Foggia spicca il nome di Leonardo detto “Dino” Miucci, 47 anni, fratello maggiore di Enzo e “uomo degli appalti” del clan sul territorio di Manfredonia. A parere dell’accusa, Dino Miucci, imprenditore edile, pur rimanendo dietro le quinte, avrebbe controllato la piazza sipontina con un’attenzione particolare verso il settore delle costruzioni. L’uomo, sfuggito ad un agguato il 29 novembre 2019 nella zona industriale di Manfredonia, presunta risposta all’omicidio dell’11 novembre precedente del rivale Pasquale “Fic secc” Ricucci, è attualmente detenuto a Siracusa con le accuse di mafia, concorso in due estorsioni e un tentativo di estorsione ad aziende locali.
La Dda, sulla base delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritiene che Miucci ricoprisse un ruolo di peso nel clan, pur mantenendo – secondo quanto riferito dall’ex boss di Vieste, Marco Raduano – una posizione appartata, “perché il fratello Enzino preferiva tenerlo lontano da troppi contatti”.
Miucci respinge con decisione questa ricostruzione. Nell’interrogatorio seguito al suo arresto sostenne di non aver mai fatto parte di alcuna organizzazione mafiosa, di essere totalmente estraneo alle estorsioni contestate e di non avere avuto problemi giudiziari negli ultimi venticinque anni. Rivendica inoltre di essersi costruito “con lavoro duro e onesto” una vita e una carriera nel settore dell’edilizia, lontano da qualsiasi contesto criminale.
Riguardo alla posizione dell’imputato, la difesa ha fornito una produzione documentale. Tale documentazione, finalizzata a dimostrare l’assenza di un legame associativo, include atti relativi a un precedente penale estinto, come l’affidamento ai servizi sociali e la successiva ordinanza di riabilitazione e il provvedimento di rigetto di una precedente richiesta di applicazione di una misura di prevenzione.
Gli altri imputati
A giudizio a Foggia con Miucci ci sono Fatma Dridi, 29 anni, di Lucera, accusata di spaccio, Michele Libero Guerra, 40 anni, di Manfredonia, accusato di mafia, traffico di droga, spaccio e armi, Giacomo Loperfido, 63 anni, di Noci (false dichiarazioni al pm), Alessandra Muraglione 65 anni, di Bitritto (spaccio), Lorenzo Ricucci, 38 anni, detto “Ciacciamucc”, di Monte Sant’Angelo (trasferimento fraudolento di beni), Mario Totta, 25 anni, di San Marco in Lamis (traffico di droga e spaccio) e Pasquale Vignola, 46 anni, di Gravina di Puglia (false dichiarazioni).
Una lunga lista testi
Nutrita la lista di testimoni dei pm della DDA, Cardinali e Silvestris: ben 76 tra cui 18 pentiti; addirittura 101, tra cui una testimone di giustizia e 21 pentiti (molti in comune con i pubblici ministeri), in quella della difesa di Dino Miucci.
Si prospetta un processo piuttosto lungo: oltre a vari investigatori e parti offese saranno sentiti il pentito montanaro Matteo Pettinicchio, ex braccio destro di Enzo Miucci, Matteo Lauriola (“il barbiere del clan”), Carlo Magno, Giuseppe Stramacchia, i viestani Marco Raduano alias “Pallone”, il nipote Liberantonio “Antony” Azzarone, Gianluigi “U’ minorenn” Troiano, Danilo Della Malva “il meticcio”, il padre Giuseppe, Giovanni “Lupin” Surano, Orazio Coda detto “Balboa”. E ancora, i foggiani Ciro e Giuseppe Francavilla (fratelli, detti “Capelloni”), Carlo Verderosa, il sammarchese Patrizio Villani, i fratelli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino”, i baresi Domenico Milella e Arcangelo Telegrafo, il brindisino Andrea Romano, e l’altamurano Pietro Antonio Nuzzi. Completa il quadro la testimone di giustizia Sabrina Campaniello, foggiana, ex compagna di Emiliano Francavilla, uno dei vertici del clan Sinesi-Francavilla.
Parti civili i Comuni di Manfredonia, Mattinata, Vieste e Monte Sant’Angelo, l’associazione antimafia Giovanni Panunzio, la Fai Antiracket, la Regione Puglia e alcune aziende vittime di estorsione.











