Mettere da parte i risparmi è una delle abitudini per assicurarsi un futuro sereno e per realizzare i propri sogni, come un grande viaggio, l’acquisto di una casa o semplicemente la tranquillità di avere un fondo disponibile per eventuali emergenze.
Ma tenere i soldi su un conto corrente tradizionale a volte significa vederne il valore eroso lentamente dall’inflazione. Esiste però uno strumento semplice, sicuro e disponibile per tutti, che può far fruttare la propria liquidità senza correre i rischi che caratterizzano gli investimenti più complessi: il conto deposito.
Come funziona un conto deposito
A differenza di un normale conto corrente, che si usa per le operazioni di tutti i giorni come pagare le bollette o accreditare lo stipendio, il conto deposito ha un unico obiettivo: custodire i risparmi e generarne un rendimento. Si tratta di un conto collegato al proprio conto corrente principale, dal quale si possono effettuare versamenti. Le operazioni consentite, infatti, sono i trasferimenti di denaro da e verso il conto corrente collegato.
È pensato per chi vuole depositare delle somme, sapendo che queste non solo hanno rischi limitati, ma cresceranno nel tempo grazie alla liquidità aggiuntiva che viene riconosciuta sotto forma di interessi dalla banca. La sua natura lo rende uno strumento a rischio molto basso, ideale per chi si avvicina per la prima volta al mondo del risparmio gestito.
Conto deposito libero o vincolato: quale scegliere?
Quando si decide di aprire un conto deposito, la prima scelta da fare è tra due principali categorie: il conto libero e quello vincolato. La differenza fondamentale sta nel livello di flessibilità offerto al risparmiatore.
Il conto deposito libero
Il conto deposito libero, come indica lo stesso nome, non impone alcun obbligo sulla durata della giacenza. Il titolare può disporre delle somme depositate in qualsiasi momento, prelevandole e trasferendole sul conto corrente senza incorrere in penali.
Questa flessibilità fa in modo che il conto deposito libero sia perfetto per chi vuole avere un “paracadute” sempre a disposizione per spese impreviste, ma desidera comunque ottenere un rendimento generalmente superiore a quello di un conto corrente. Di solito, gli interessi su un conto libero vengono liquidati con cadenza periodica, ad esempio ogni tre mesi.
Il conto deposito vincolato
Il conto deposito vincolato è una forma di risparmio che prevede di “bloccare” una certa somma per un periodo di tempo prestabilito, che può variare da un minimo di 3 mesi fino a 60 mesi o più. In cambio di questo impegno a non movimentare il denaro fino alla scadenza, la banca riconosce un tasso di interesse più elevato rispetto al conto deposito libero.
Questa opzione è ideale per chi ha degli obiettivi di risparmio a medio o lungo termine e sa di poter fare a meno di quella liquidità per tutta la durata del vincolo. Il principio è semplice: più a lungo ci si impegna a lasciare i soldi depositati, maggiore sarà la remunerazione offerta.
Come funzionano gli interessi e il rendimento
Il motivo principale per cui si sceglie un conto deposito è il rendimento, ovvero gli interessi attivi che la banca corrisponde per aver ricevuto in custodia i risparmi. Questi interessi rappresentano il guadagno generato dal capitale depositato.
Come spiegato in precedenza, il tasso di interesse cambia tra un conto libero e uno vincolato. Nel primo caso, il tasso sarà tendenzialmente più basso, proprio a causa della totale libertà di prelievo. Nel caso del conto vincolato, invece, il tasso è direttamente proporzionale alla durata del vincolo. Un vincolo a 36 mesi, quindi, offrirà quasi sempre un rendimento superiore a uno di 12 mesi.
È interessante notare come i tassi offerti dalle banche possano cambiare in base al contesto economico generale. In periodi in cui i tassi di interesse di riferimento, come quelli stabiliti dalla Banca Centrale Europea, sono in crescita, le banche tendono a offrire tassi più alti sui vincoli di lunga durata.
Al contrario, in uno scenario in cui si prevede una futura discesa dei tassi, potrebbe accadere che i vincoli più lunghi offrano tassi leggermente inferiori, perché la banca “scommette” su un costo del denaro più basso in futuro.
Per avere un’idea di come si calcolano gli interessi lordi, si può utilizzare una semplice formula matematica:
interesse lordo = (capitale depositato x tasso di interesse annuo x tempo in giorni) / 36500.
Ad esempio, depositando 10.000 euro su un conto vincolato a 12 mesi con un tasso annuo del 3%, l’interesse lordo a scadenza sarà di 300 euro.
Le tasse sul conto deposito
Come ogni rendita finanziaria, anche gli interessi maturati su un conto deposito sono soggetti a tassazione. Le due principali voci di costo sono la ritenuta fiscale sugli interessi e l’imposta di bollo:
- la ritenuta fiscale è un’imposta applicata direttamente dalla banca sugli interessi lordi maturati. L’aliquota attuale è del 26%. Riprendendo l’esempio precedente, sui 300 euro di interessi lordi, saranno trattenuti 78 euro (il 26% di 300), lasciando al risparmiatore un interesse netto di 222 euro;
- l’imposta di bollo è invece un tributo statale che si applica sulle somme depositate. A differenza della ritenuta fiscale, non è calcolata sul rendimento, ma sul capitale. L’importo è proporzionale alla giacenza ed è pari allo 0,20% annuo delle somme depositate. Viene calcolata in base al periodo di rendicontazione del conto (ad esempio, se la rendicontazione è trimestrale, ogni tre mesi si pagherà un quarto dell’imposta annuale).
Bisogna ricordare che non esistono conti deposito che non prevedono il pagamento dell’imposta di bollo, che rappresenta un tributo dovuto dall’utente allo Stato non collegato ad una prestazione specifica dello Stato stesso.













