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Home - Casa Sollievo nella bufera: medici in stato di agitazione, chiesto intervento prefetto. “Scellerata la disdetta del contratto”

Casa Sollievo nella bufera: medici in stato di agitazione, chiesto intervento prefetto. “Scellerata la disdetta del contratto”

Il sindacato ANMIRS accusa l’ospedale di una decisione “immotivata e ingiustificata” e annuncia la disponibilità a due o più giorni di sciopero se non si aprirà subito la conciliazione

Di Redazione
4 Dicembre 2025
in Gargano, Sanità & Salute
Casa Sollievo

Casa Sollievo

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La crisi tra i medici di Casa Sollievo della Sofferenza e la direzione dell’IRCCS di San Giovanni Rotondo si inasprisce ulteriormente. Dopo le tensioni esplose nei giorni scorsi, l’ANMIRS – sindacato maggiormente rappresentativo della categoria – ha proclamato formalmente lo stato di agitazione a tempo indeterminato e ha chiesto alla Prefettura di Foggia la convocazione immediata del tentativo di conciliazione previsto dalla legge, primo passo prima della proclamazione dello sciopero. Nel documento inviato a Prefettura, Regione e Commissione di Garanzia, firmato dal segretario nazionale Donato Menichella, il sindacato denuncia una rottura senza precedenti nei rapporti con l’amministrazione dell’ospedale e definisce “scellerata” la decisione di disdettare l’attuale contratto dei dirigenti medici e applicarne dal marzo 2026 uno considerato “del tutto inadeguato e pregiudizievole”.

Una rottura che arriva dopo anni di sacrifici economici

Secondo quanto riportato nel comunicato, la scelta dell’ospedale non solo sarebbe “immotivata, incomprensibile e ingiustificata”, ma arriverebbe dopo anni di pesanti rinunce da parte dei medici. L’ANMIRS ricostruisce infatti un quadro fatto di tagli al fondo di incentivazione variabile, arretrati rateizzati, ore aggiuntive non retribuite e impegni straordinari assunti per contribuire alla tenuta finanziaria della struttura. Vengono citate quasi settantamila ore in più prestate nel 2024, che avrebbero permesso all’ospedale di superare ampiamente gli obiettivi richiesti dall’amministrazione.

Tensione crescente dopo la disdetta del contratto

Nel documento ANMIRS compaiono passaggi durissimi. La disdetta del contratto ARIS-ANMIRS del 2023, notificata a fine novembre 2025, viene definita “un fulmine a ciel sereno”, un atto privo di spiegazioni, che ignorerebbe anni di sacrifici e risultati ottenuti. Il sindacato denuncia che, nonostante nuovi accordi firmati nel 2025, la direzione avrebbe continuato a manifestare “sentimenti negativi” verso i medici che non avevano accettato ulteriori riduzioni della retribuzione. La scelta di adottare un contratto tipico delle case di cura private viene ritenuta “inapplicabile” a una struttura complessa come Casa Sollievo e potenzialmente lesiva dei diritti acquisiti e dell’equiparazione prevista per legge tra personale degli ospedali religiosi classificati e personale ospedaliero pubblico.

Il fronte sindacale prepara lo sciopero

L’ANMIRS avverte che, se il tentativo di conciliazione fallirà, sarà proclamato uno sciopero di due o più giorni del personale medico, accompagnato da azioni giudiziarie mirate a recuperare quanto dovuto e a impugnare la disdetta del contratto. Nel comunicato si fa esplicita richiesta che alla procedura partecipi la Regione Puglia, chiamata a “richiamare l’ospedale al rispetto dei suoi doveri sanciti per legge”, soprattutto in relazione all’obbligo di uniformare il trattamento del personale a quello degli ospedali pubblici.

La posizione della direzione: “Nessun taglio agli stipendi, tariffe ferme da 15 anni”

Nei giorni precedenti, il direttore generale Gino Gumirato aveva assicurato che non vi sarebbe stata alcuna decurtazione della retribuzione e aveva spiegato che la mancata applicazione immediata degli aumenti del contratto nazionale non era frutto di una scelta autonoma dell’ospedale ma di un sistema economico che non riconosce agli ospedali classificati fondi aggiuntivi per i rinnovi. Tariffe ferme da quindici anni, ricavi insufficienti e un modello economico definito “distorto” sarebbero alla base delle difficoltà nel recepire il nuovo CCNL.

Una vertenza destinata a diventare un caso nazionale

Il clima nei reparti è descritto come teso, con una reazione durissima alla prospettiva di un contratto ritenuto peggiorativo. Secondo quanto riferito a l’Immediato, i medici sono pronti a una mobilitazione forte, dalla stampa nazionale al coinvolgimento del Vaticano, fino alla possibilità di segnalare la vertenza direttamente al Papa. Anche sul piano giudiziario il fronte è già tracciato: decreti ingiuntivi per ore non retribuite e impugnazioni contrattuali sono già sul tavolo.

La crisi rischia ora di diventare la più grave nella storia dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. Una struttura simbolo della sanità pugliese, oggi sospesa tra conti in sofferenza, pressioni normative e un conflitto interno che sembra lontano da una soluzione. Medici e direzione restano su posizioni distanti. La Prefettura avvierà la procedura di raffreddamento. Da quell’incontro dipenderà l’evoluzione di uno scontro che potrebbe incidere sulla tenuta stessa dell’ospedale.

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