Il Corriere della Sera, con un’analisi firmata dal giornalista Leonard Berberi, ha tracciato uno spaccato dettagliato della situazione di Aeroitalia, la compagnia aerea italiana che negli ultimi anni non ha mai smesso di far parlare di sé. La fotografia che ne emerge è quella di un vettore combattivo sul fronte mediatico e politico, ma impegnato su più fronti economico-finanziari, mentre prepara il cambio di nome e un futuro tentativo di quotazione in Borsa.
La compagnia “contro tutti”: Ita, la Sardegna, Bruxelles
Come ricostruisce Berberi nel suo approfondimento, Aeroitalia da mesi si muove su un terreno di forte conflitto. Da un lato accusa Ita Airways e la Regione Sardegna di aver predisposto una gara per la continuità territoriale “cucita su misura” per l’ex compagnia di bandiera. Dall’altro annuncia ricorsi sia in Italia sia a Bruxelles per contestare non solo il bando isolano, ma anche la nascita stessa di Ita, considerata erede “privilegiata” degli slot Alitalia a Milano Linate.
Il ceo Gaetano Intrieri, in una lunga comunicazione interna citata dal Corriere, arriva addirittura a parlare di “azione del deep state” contro Aeroitalia, rivendicando i risultati conseguiti e annunciando cinque nuovi Boeing 737 Max che entreranno in flotta dal 2026.
La dipendenza dalla Sardegna e i numeri che preoccupano gli analisti
Ma l’inchiesta del Corriere della Sera mette l’accento su un dato centrale: la fragilità della compagnia è legata alla sua dipendenza dalla continuità territoriale sarda. Secondo quanto riportato da Berberi, tra il 2024 e il 2025: la continuità con l’isola rappresenta il 50-55% dei ricavi totali; il 2025 vede addirittura il 71% dei posti offerti concentrati sulle rotte da e per la Sardegna; la Fiumicino–Olbia è definita “la rotta più profittevole dell’intero network”.
Gli esperti, interpellati dal quotidiano, avvertono che rinunciare a questo mercato — come annunciato da Intrieri dal 27 aprile — significa mettere a rischio la tenuta economica dell’azienda. Il trasporto aereo, ricordano, non consente di “rimpiazzare” metà del fatturato da un giorno all’altro: nuove rotte richiedono investimenti e anni di rodaggio.
Il ceo replica sostenendo di avere un “piano B”, con spostamento di parte dell’offerta su Puglia (Bari, Brindisi, Foggia)e Comiso, ma ammette che la riuscita dello schema “solo Dio lo sa”.
Conti 2024 in affanno e il “buco” dell’investimento in Romania
La parte più delicata dell’approfondimento del Corriere riguarda i conti. I dati 2024 mostrano: utile in caduta da 6,8 milioni a circa 500 mila euro; ricavi sì in crescita, da 123 a 205 milioni, ma con margine operativo quasi azzerato; costi in aumento più veloce dei ricavi; indebitamento balzato da 16,7 a 46,2 milioni verso i fornitori; liquidità scesa a 900 mila euro a fine anno. Intrieri attribuisce il risultato negativo a un “investimento sbagliato” in Romania, nella piccola compagnia Air Connect, che sarebbe costato circa 7 milioni di perdite.
Le incongruenze nei numeri e le risposte dell’azienda
Il Corriere della Sera sottolinea anche alcune discrepanze nei dati comunicati dalla compagnia. Dopo i primi numeri inviati alla testata (217 milioni di ricavi in nove mesi), Aeroitalia ha diffuso a un altro giornale valori diversi (226,77 milioni). Interpellato sulle differenze, Intrieri parla di “errore nel comunicato” e riduce la cifra a 216,77 milioni, sostenendo che parte della differenza deriva dal fatto che le tasse aeroportuali vengono incluse nei ricavi contabili, ma non nel calcolo del ricavo medio per passeggero.
Restano tuttavia alcune discrepanze tra costi totali e somma delle singole voci, così come nella correlazione tra numero di passeggeri (2,48 milioni), ricavo unitario dichiarato (66,59 euro) e ricavi complessivi.
L’indicazione del revisore: attenzione a liquidità e rateizzazioni
Berberi cita infine il giudizio del sindaco-revisore, contenuto in un documento dell’11 aprile: l’attenzione dell’azienda deve concentrarsi sulla “massimizzazione dei ricavi” per mantenere sostenibile il rapporto tra produzione e liquidità, condizione necessaria anche per onorare le numerose rateizzazioni fiscali in corso.
Intrieri ottimista: “Il 2025 è il miglior anno di sempre”
Nonostante gli elementi critici, il ceo assicura che la situazione debitoria “è molto più bassa” nel 2025 — “8-9 milioni” contro i 35 milioni dichiarati un anno prima — e che gli utili sarebbero già nell’ordine dei 20 milioni. Non è possibile, scrive il Corriere, verificare al momento in modo indipendente questi dati. L’inchiesta di Leonard Berberi sul Corriere della Sera ricostruisce dunque un quadro complesso: Aeroitalia appare combattiva e proiettata a espandersi, ma allo stesso tempo dipendente da sovvenzioni pubbliche, gravata da costi in aumento e alle prese con numeri non sempre coerenti. Un mix che rende il futuro del vettore italiano particolarmente incerto proprio mentre si prepara a cambiare nome e a misurarsi con un mercato europeo sempre più competitivo.













