Ultima per reddito medio disponibile pro capite, in crescita nel settore “Giustizia e Sicurezza”. Classifica in chiaroscuro per Foggia, 98esima nella graduatoria di fine anno stilata da “Il Sole 24 Ore”. Una posizione guadagnata rispetto al 2024. “Un piccolo passo per volta”, ha scritto la sindaca Maria Aida Episcopo sui social.
Nei parametri su “Ricchezza e Consumi”, il capoluogo dauno si piazza al 107esimo posto, ultimo in Italia, con 14.554 euro di valore del reddito medio disponibile pro capite, la media nazionale è 21.136,6. Foggia è invece 94esima per retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti, valore 16.282 euro.
Preoccupa il tasso di disoccupazione giovanile, Foggia è centesima mentre è penultima per laureati e altri titoli terziari e per partecipazione alla formazione continua. Buon segnale dal settore imprenditoriale, Foggia è 55esima per imprese in fallimento. Segnali incoraggianti anche dal settore “Giustizia e Sicurezza” dove è 79esima con 25 posizioni guadagnate. È addirittura prima in Italia per “indice di rotazione delle cause” (in buona sostanza la velocità dei processi), mentre è penultima per mortalità stradale in ambito extraurbano. Ventesima per truffe e frodi informatiche, 82esima per indice di criminalità.
“Ambiente e Servizi”: qui Foggia è 86sima, 5 posti in più del 2024, 92esima per qualità della vita dei giovani, ma è addirittura 105esima, terzultima, per raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
Brutto segnale il -7 in Cultura e Tempo Libero, Foggia è ora 90esima. Nei parametri figura 104esima per “ingressi agli spettacoli” e 102esima in “Patrimonio museale”. Meglio alla voce “Librerie”, è 47esima. Foggia sprofonda in “Demografia e Società”, 99esima, -36.
Spaccatura Nord-Sud
Il vertice della classifica che vede Trento in testa, è un buon mix tra piccole province e aree metropolitane del Nord. Per individuare il primo territorio meridionale bisogna andare al 39° posto di Cagliari. Il dato conferma una spaccatura geografica che, in 36 edizioni della Qualità della vita, non ha accennato a sanarsi, nonostante i punti di forza del Sud nella demografia, nel clima, nel costo della vita decisamente più accessibile, e i fondi (inclusi quelli del Pnrr) che negli anni hanno contribuito a dare una spinta alle imprese e al Pil dei territori in questione: le ultime 22 classificate, infatti, continuano a essere province meridionali.












