È un affresco ricco di simboli, contraddizioni, storia e politica quello tracciato da “L’Espresso” nel suo ampio focus dedicato ad Antonio Decaro, candidato del centrosinistra alle Regionali del 23 e 24 novembre. Un racconto che parte dai vicoli di Bari vecchia e arriva fino alla provincia di Foggia, mettendo a nudo i nodi irrisolti e le ambizioni del possibile futuro governatore della Puglia.
Tra San Sabino e San Nicola: la politica come liturgia popolare
Il reportage si apre in una Bari sospesa tra fede, tradizione e ironia politica. “L’Espresso” accosta la competizione elettorale ai due santi patroni della città:
San Sabino, figura storica ma oggi defilata, e San Nicola, veneratissimo, simbolo identitario e – nella lettura satirica del settimanale – alter ego dello stesso Decaro.
È proprio ai piedi della cattedrale, dove le statue dei due santi svettano una accanto all’altra, che l’ex sindaco inizia quasi ogni giorno il suo giro elettorale. La descrizione è vivida: Decaro accolto da saluti, strette di mano, perfino da un inchino del sacerdote ortodosso della Basilica. Un clima di “venerazione popolare”, lo definisce l’articolo.
Il grande assente: Emiliano e l’ombra dell’eredità
Nessuno, tra chi lo ferma per strada, chiede del suo sfidante di centrodestra Luigi Lobuono. Nessuno gli domanda nemmeno di Michele Emiliano, il governatore uscente, protagonista di vent’anni di dominio politico del centrosinistra.
“L’Espresso” ricorda come Decaro abbia di fatto imposto al suo mentore il passo indietro, per evitare un dualismo ingombrante in campagna elettorale.
Quando gli viene chiesto di Emiliano, il candidato glissa: “Gli voglio bene, ricuciremo”. Ma il settimanale sottolinea come il tema della continuità-discontinuità sia una delle questioni centrali della sua candidatura.
Liste, fedeltà e transumanze: la macchina del consenso
Uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta riguarda la composizione delle liste. La fotografia descritta da “L’Espresso” è complessa, stratificata e tutt’altro che lineare.
Nella lista civica “Per Decaro” approdano infatti: storici fedelissimi dell’emilianismo, ex fittiani, ex forzisti, ex missini, transfughi e riciclati della politica pugliese.
Simbolo di questa “monocrazia espansa”, come la definisce il settimanale, è l’ingresso di figure provenienti da tradizioni politiche opposte, come Roberto Quarta, eletto con Fratelli d’Italia nel 2023 e oggi sostenitore del candidato dem.
Una continuità sotterranea che – secondo l’analisi – rischia di indebolire la promessa di rinnovamento avanzata da Decaro.
L’altra sinistra: il ritorno di Nichi Vendola
Il reportage si sposta poi nel Foggiano, dove un’altra figura continua ad attrarre platee e nostalgie: Nichi Vendola, leader di Avs ed ex governatore, tornato in campo dopo dieci anni.
A San Marco in Lamis, scrive “L’Espresso”, Vendola parla di “Un’altra Puglia”, denunciando “l’idea dominante che la politica non cambi la vita delle persone”, rilanciando la sua visione idealista e comunitaria. Due stili opposti, due modelli di sinistra che convivono, si sfiorano, talvolta si contraddicono.
Tra tecnica e popolo: la sfida del post-emilianismo
Nell’analisi del settimanale, Decaro è un amministratore tecnico, pragmatico, incline al compromesso bipartisan. Una figura che piace perché “studia, fa, aggiusta”, ma che rischia – secondo “L’Espresso” – di diventare un “Uno-Tutto”, un punto di riferimento totalizzante e monocentrico.
Una leadership che potrebbe vincere facilmente il 24 novembre, ma che dovrà misurarsi con: il peso dell’eredità di Emiliano, la gestione delle tante anime del centrosinistra, la necessità di costruire una reale discontinuità, l’esigenza di non trasformare la popolarità in culto.
Una sfida che comincia nei vicoli di Bari vecchia e che, per “L’Espresso”, definirà la nuova stagione politica pugliese.











