Una tappa importante per l’inclusione e per la tutela dei diritti delle persone con disabilità è stata segnata oggi a San Giovanni Rotondo con l’apertura dell’ufficio di comunicazione dell’associazione “Gli Amici di San Pio”, presieduta da Serafino Graziano Leuzzi. A tagliare il nastro il ministro per le disabilità del governo Meloni, Alessandra Locatelli. “Questo sportello per le persone con disabilità e per le famiglie è un punto di riferimento per un territorio che ha bisogno di dialogo. Qui si trovano i giusti professionisti per essere ascoltati ed orientati. Complimenti davvero per questa iniziativa”.
“Noi parliamo di affettività – ha aggiunto il ministro -, a partire dalla gestione dell’affettività di persone con disabilità, in particolare disabilità intellettiva che spesso, soprattutto all’interno dei nuclei familiari, può diventare una situazione complessa e delicata da gestire. Nel piano nazionale (o comunque collegato al piano nazionale che lanceremo a breve) c’è una parte, un gruppo di lavoro dell’osservatorio, che già da tempo si occupa di queste tematiche e di questa area importante della vita di tutti. Perché io dico che per ogni persona è importante benessere, salute, lavoro, formazione ma è altrettanto importante il tempo ricreativo e di vita che è fatto anche di cultura, sport, viaggi e di affettività e relazioni”.
Leuzzi ha sottolineato l’importanza della comunicazione, annunciando le nuove attività della web radio (Radio Flashback.org), del giornale web e cartaceo (“Diritti Senza Barriere”) e del progetto pilota per l’inclusione lavorativa con corsi formativi e percorsi di inserimento.
“Ancora oggi purtroppo – ha detto Leuzzi – la dimensione sessualità delle persone con disabilità ed affettiva è considerata un vero e proprio tabù ed oggetto di stereotipi, particolarmente radicati. Nel caso della disabilità la dimensione sessuale è quasi sempre completamente negata. La strategia che viene utilizzata per far fronte alla sessualità delle persone con disabilità consiste nella negazione. Sorge spontaneo chiedersi cosa provochi disagio. E soprattutto di chi è questo disagio? Dell’educatore, dell’operatore, del genitore che immagina e considera la sessualità della persona con disabilità qualcosa di poco confortevole o della persona stessa?”, ha concluso.











