La Faisa Cisal lancia un duro affondo contro l’emendamento inserito nella Manovra che obbligherebbe i lavoratori del settore trasporti a dichiarare con sette giorni di anticipo – e con carattere irrevocabile – l’adesione a uno sciopero. Una norma giudicata dal sindacato “inaccettabile”, perché trasformerebbe un diritto costituzionale in una procedura svuotata di significato.
Secondo l’organizzazione sindacale, il provvedimento aprirebbe la strada alla creazione di “elenchi preventivi” utili alle aziende per sostituire chi sciopera, esponendo il personale a pressioni e discriminazioni. Un rischio definito “gravissimo” in un comparto che già affronta criticità strutturali: risorse insufficienti, organici ridotti, infrastrutture obsolete, aggressioni al personale, ritardi nei pagamenti e inefficienze diffuse.
La Faisa Cisal evidenzia inoltre come le normative europee in materia siano “meno punitive e più equilibrate” rispetto a quelle oggi applicate in Italia. La soluzione, sostengono, non è comprimere ulteriormente il diritto di sciopero, ma intervenire sulle cause reali delle proteste: inadempienze contrattuali, condizioni di lavoro difficili e carenza di sicurezza.
Per queste ragioni il sindacato chiede il ritiro immediato dell’emendamento e annuncia battaglia: “Useremo ogni strumento sindacale, istituzionale e legale per difendere i lavoratori e il loro diritto”. Un diritto che la Faisa Cisal definisce “non negoziabile”, perché “pilastro della dignità e della democrazia collettiva”.













