Un vasto sistema di accessi abusivi alle banche dati di ministeri e forze dell’ordine. È quanto contesta la Procura di Roma a 23 persone, tra cui l’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia ed ex procuratore della DDA di Bari, Antonio Laudati e l’ex appartenente alla Guardia di finanza Pasquale Striano, accusati di avere messo in piedi, a partire dal 2018, una rete di consultazioni non autorizzate, una sorta di “dossieraggi”, per ottenere informazioni riservate su esponenti di primo piano della politica, delle istituzioni e dello sport.
Come riporta Ansa, l’atto di chiusura delle indagini – che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio – è stato firmato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e notificato anche a tre giornalisti. L’inchiesta era stata trasferita da Perugia a Roma dopo una decisione della Corte di Cassazione che aveva accolto un’eccezione difensiva avanzata dallo stesso Laudati.
Oltre mille accessi illeciti: sotto osservazione ministri e personaggi pubblici
Secondo i pm, gli indagati avrebbero effettuato “consultazioni compulsive” di banche dati riservate, alla ricerca di informazioni poi finite in articoli di stampa. Le verifiche avrebbero riguardato figure di spicco del mondo politico come il ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, l’ex premier Matteo Renzi, Francesca Verdini, compagna del ministro Matteo Salvini, l’esponente di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo e la deputata di Forza Italia Marta Fascina.
Non solo politica: nel mirino anche il presidente della Figc Gabriele Gravina e l’allenatore del Milan Massimiliano Allegri. Tra le persone offese risultano i ministeri dell’Interno, dell’Economia e della Giustizia, oltre alla Guardia di finanza, all’Agenzia delle Entrate e alla Direzione nazionale antimafia, titolari delle banche dati consultate.
Il ruolo di Striano e la posizione di Laudati
Per la Procura, Striano, all’epoca in servizio al Nucleo speciale di Polizia valutaria e assegnato alla Procura nazionale antimafia, avrebbe avuto un ruolo centrale: centinaia di accessi sarebbero stati compiuti su sua iniziativa, in alcuni casi su richiesta di giornalisti o dello stesso Laudati. All’ex magistrato viene contestato di avere agito “al di fuori delle materie di competenza e in assenza di delega del procuratore nazionale antimafia”.
Il legale di Laudati, Andrea Castaldo, ha però difeso il suo assistito: “Restiamo fermamente convinti della trasparenza e della legittimità del suo operato. Siamo certi che gli approfondimenti della Procura romana chiariranno la sua totale estraneità alle vicende contestate”.











