È un tema scomodo, ma necessario: quello della mala practice veterinaria, affrontato dall’associazione nazionale Horse Angels ODV, che torna a denunciare pubblicamente casi di errori e superficialità nel trattamento degli animali, invitando i proprietari a essere più consapevoli e informati.
Due casi che fanno riflettere
In uno dei casi più recenti, una donna di Bari ha raccontato di aver dovuto abbattere la propria cavalla dopo una laminite devastante, che secondo quanto riferito sarebbe stata indotta da un trattamento farmacologico inappropriato. La proprietaria ha descritto la sua sofferenza in un messaggio privato, spiegando di essere stata seguita da un veterinario proveniente da fuori regione.
Un’altra segnalazione arriva invece da Foggia, dove settimane fa una proprietaria ha denunciato la morte del suo cavallo dopo la somministrazione di un vaccino anti West Nile mentre l’animale era già affetto dal virus. In quel caso, il cavallo non sarebbe stato sottoposto ai dovuti accertamenti clinici e la vaccinazione avrebbe innescato una reazione fatale.
Entrambi gli episodi, oggi al centro dell’attenzione, riguardano lo stesso professionista, un veterinario che lavora tra Napoli e la Puglia. Una circostanza che – secondo Horse Angels – riflette un problema più ampio: la carenza di veterinari specializzati nel territorio foggiano, che costringe molti proprietari e maneggi ad affidarsi a professionisti esterni, talvolta senza le necessarie garanzie di continuità e conoscenza del caso clinico.
Horse Angels: “Parlarne serve a prevenire”
L’associazione spiega che non si tratta di attacchi personali ma di un invito alla trasparenza e alla prevenzione. “La mala practice esiste anche in veterinaria, e parlarne serve prima di tutto a prevenirla”, sottolineano da Horse Angels, che in passato ha raccolto diverse segnalazioni da tutta Italia, spesso ignorate per timore di ritorsioni.
“Ogni settimana – scrivono – riceviamo messaggi da proprietari che si sentono impotenti davanti a errori difficilmente dimostrabili. Prevenire è meglio che citare in giudizio: la consapevolezza è l’unica vera difesa di chi affida il proprio animale alle cure di un veterinario”.
Consenso informato e responsabilità
Horse Angels ribadisce anche un punto chiave: il consenso informato non è un optional. Nessun intervento non urgente può essere eseguito senza l’autorizzazione esplicita del proprietario.
“Un maneggio non può decidere autonomamente di sottoporre un cavallo a un trattamento senza avvisare chi ne è legalmente responsabile – spiegano dall’associazione – e il veterinario ha l’obbligo deontologico di accertarsi che il consenso sia consapevole e tracciabile”.
Un appello al buon senso
La malasanità veterinaria, osserva Horse Angels, non è meno grave di quella che colpisce gli esseri umani. “Dietro ogni cavallo c’è un legame affettivo, una storia di fiducia. Quando un animale muore per negligenza o superficialità, la ferita colpisce anche chi lo amava”.
Da qui l’appello a veterinari, proprietari e strutture: agire con trasparenza, dialogo e buon senso, perché la fiducia si costruisce solo con rispetto e competenza.










