Nuova segnalazione di illegalità nel quartiere Ferrovia di Foggia, dove questa mattina, 18 ottobre, un locale etnico di via Piave, sottoposto a sequestro solo pochi giorni fa, sarebbe stato riaperto abusivamente. Secondo quanto denunciato dal gruppo civico “Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia”, i sigilli sarebbero stati spezzati in pieno giorno e alcune persone si sarebbero introdotte all’interno del locale.
La Polizia Locale è stata allertata immediatamente, anche perché da oggi è chiamata a far rispettare la nuova ordinanza anti-alcol nel perimetro del quartiere. “Non è la prima volta – spiegano da Difendiamo il Quartiere –. Nei giorni scorsi una precedente violazione era già stata ripresa dalle telecamere, e le immagini erano finite sui giornali. Allora si parlò di un possibile danno causato dal vento, ma i fatti dimostrano che si tratta di ben altro”.
Un segnale devastante per la legalità
Il comunicato sottolinea che simili episodi non riguardano solo un portone o un civico, ma interrogano l’efficacia dei provvedimenti dell’autorità e la percezione stessa della legalità nel quartiere. “Se un immobile sottoposto a sequestro viene riaperto come se nulla fosse – si legge – il messaggio che passa è devastante: la regola può essere aggirata, il sigillo non vale, la sanzione è un fastidio temporaneo. In un’area fragile come il quartiere Ferrovia, la violazione dei sigilli diventa un moltiplicatore di impunità”.
Un richiamo diretto anche al Codice penale, che all’articolo 349 punisce la violazione dei sigilli con reclusione da sei mesi a tre anni e multa, prevedendo inoltre ulteriori aggravanti in caso di danneggiamento o invasione di edificio. “Non esistono zone grigie: quei nastri e quei cartelli non sono una formalità burocratica, ma il confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è”.
La richiesta: “Ripristinare i sigilli e rafforzare i controlli”
Il gruppo civico chiede un intervento immediato: acquisizione delle immagini delle telecamere, ripristino e rafforzamento dei sigilli, monitoraggio costante del tratto interessato nelle ore più critiche. “Se è stato nominato un custode giudiziario – spiegano – occorre verificare che abbia potuto esercitare il suo ruolo e che non vi siano ulteriori falle procedurali. Ogni anello della catena deve reggere, altrimenti il segnale che arriva ai residenti è chiaro: anche quando si interviene, non cambia nulla”.
“Non è una questione di etichette – conclude Difendiamo il Quartiere – ma di legalità e fiducia. In una zona dove il capitale sociale è già fragile, episodi del genere rischiano di vanificare lo sforzo di istituzioni e cittadini. Via Piave non può essere il luogo in cui si mettono i sigilli il lunedì e li si ritrova rotti il giovedì”.











